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ABETE_presidente_FigcLe relazioni valutative pubblicate oggi sul sito della Uefa non sono affatto confortanti in previsione dell’assegnazione all’Italia dei campionati europei del 2016. La candidatura italiana all’Europeo, pur se di alta qualità, non sembra aver convinto la Uefa dal punto di vista tecnico. ”Le motivazioni chiave sono state esposte in maniera molto generica e non sono spiegate in modo molto preciso”, dice un passaggio della relazione. L’Italia sembrerebbe svantaggiata nei riguardi della Turchia e, soprattutto, della Francia. A due settimane dalla decisione finale, che verrà presa dall’esecutivo il 28 maggio a Ginevra, le probabilità per il nostro paese sembrano molto basse.

Le tre candidature sono state esaminate per diversi mesi dalla Uefa con visite, workshop e vari questionari. In tutto, sono stati approfonditi un centinaio di punti. L’Italia è stata giudicata insufficiente per le informazioni sull’eredità dell’Europeo (ovvero cosa diverranno gli impianti dopo la competizione) e su come limitare l’impatto ecologico. Per quanto riguarda gli stadi, inoltre, non tutte le richieste dell’Uefa sono state realizzate. Secondo la Federazione europea manca inoltre anche documentazione sui trasporti terrestri.

Nella conferenza stampa che ha fatto seguito al Consiglio federale, il presidente della Figc Abete ha risposto alle domande su questa valutazione tecnica: “Su Euro 2016 la partita è ancora aperta, ma devo vedere con maggiore attenzione le prime valutazioni fatte dalla Uefa. Voglio prima verificare tutto per bene. Di certo c’è la conferma che il nostro dossier è di qualità. Bisogna ora vedere in modo attento anche i giudizi sulle altre candidature. Ritengo comunque un errore far competere Paesi troppo diversi tra loro: una cosa è una valutazione tecnica, un’altra la decisione politica come quella di aprire ad est per il 2012. Comparare candidature non è facile, ma ricordo ad esempio che l’Italia ha 9 stadi già esistenti e 3 nuovi, mentre la Turchia ne ha 2 esistenti e 7 nuovi, la Francia 8 esistenti e 4 nuovi”. Sulle negatività che la Uefa ha segnalato in merito all’eredità degli impianti dopo gli Europei e sull’impatto ambientale, il presidente della Figc ha spiegato: “L’unica cosa certa è che la nostra ‘legacy’ è più forte degli altri paesi. Nelle 12 città indicate dall’Italia si sono infatti svolte 600 partite di competizioni internazionali, contro le 380 della Francia e quelle ancora meno della Turchia. L’eredità degli stadi non mi sembra un problema. Influenza politica di Platini? E’ naturale che ognuno di noi è portato a fare graduatorie della dirigenza sportiva: la Francia ha il presidente della Uefa, la Turchia ha il vicepresidente, ma non si votano le persone, bensì i contenuti delle candidature e dei paesi”.

Nonostante le riflessioni di Abete resta il fatto che, mentre all’Italia sono state imputate carenze, per Turchia e Francia la valutazione evidenzia che ”la visione e le motivazioni chiave sono chiare e ben in linea con la strategia a lungo termine della Uefa”.

Parole che suonano come una (mezza) bocciatura. L’ennesima per il calcio italiano. 

So. Gian. – www.calciopress.net

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