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ABETE_Figc_presidenteLa valutazione tecnica pubblicata dal sito della Uefa, relativa all’analisi dei dossier presentati dalle tre nazioni candidate a Euro 2016 (Francia, Italia e Turchia), ha messo in crisi la Figc. Il presidente Giancarlo Abete, che molto si era speso per centrare questo obiettivo ritenuto propedeutico alla costruzione dei nuovi stadi di cui il sistema calcio italiano ha un bisogno vitale, è stato lasciato molto (troppo) solo dalle istituzioni in una lotta apparsa subito impari con le altre due contendenti. Dopo la rituale difesa d’ufficio, Abete sta pensando seriamente se convenga continuare o mollare.

Il fatto è che il governo del premier Berlusconi, in altre faccende affaccendato, non ha offerto alla Federcalcio la sponda che sarebbe stata utile e necessaria per raggiungere il risultato. Francia e Turchia, viceversa, hanno affiancato ai massimi livelli le rispettive federazioni e sono scese in campo in modo molto più deciso delle nostre disattente istituzioni. Le responsabilità del governo italiano sono pesanti, specie se rapportate all’attivismo francese e turco. Con Sarkozy e Erdogan sempre in prima linea a sostegno delle rispettive candidature.   

Il calcio italiano esce con le ossa rotte da questa avventura, della quale si è intuito fin da subito il carattere pionieristico. La nostra candidatura, forse, non andava neppure presentata. Una batosta che segue a quella di Euro 2012 e confina il nostro sistema in una posizione periferica nel calcio europeo, alla quale corrisponde la deriva organizzativa e tecnica che è purtroppo sotto gli occhi di tutti.

Ad Abete non resta che chiedere un ultimo colloquio ai due referenti che gli sono rimasti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il sottosegretario allo sport Rocco Crimi (il cui attivismo è precipitato ai minimi termini nelle ultime settimane). Si tratta di capire quale sia la strada da seguire. Una strada che potrebbe portare, verisimilmente, al ritiro della candidatura italiana.

Una decisione estrema e ingloriosa per evitare altre pessime figure in caso di (improbabili) ballottaggi. Finire sotto anche alla Turchia non sarebbe certo il migliore degli spot per il calcio italiano, che si è da tempo infilato in un tunnel del quale non si vede l’uscita.

A questo punto sarebbe davvero meglio lasciar perdere. O no? 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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