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messi-maradonaC’era un tempo in cui i migliori giocatori d’Europa, e non solo, ambivano a partecipare al nostro campionato, ritenuto da tutti il migliore al mondo. Era un periodo in cui il calcio nostrano poteva annoverare giocatori del calibro di Platini e Maradona. Erano gli anni ’80, famosi per la disco dance, per l’Italia Mundial e per il benessere diffuso che toccava un po’ tutti. Non era da meno il calcio, che nel Belpaese riflette l’andamento della società.

Erano tempi di stadi pieni e di tifosi più chiassosi che politicizzati e organizzati. Era il periodo in cui l’Italia esportava un calcio che piaceva e veniva ammirato per la sua intensità. Un periodo felice. I migliori giocatori del globo cercavano vetrine importanti per mettersi in mostra e speravano nell’ingaggio di una squadra italiana.

A cosa è ridotto oggi il nostro calcio? Non è difficile da raccontare. Spalti semivuoti, partite a porte chiuse, trasferte vietate, gare dal tasso tecnico sempre più scadente. Non a caso è da un po’ di tempo che i campioni cercano al più presto di emigrare altrove, preferibilmente verso Inghilterra e Spagna. Ma, soprattutto, non c’è più alcuna voglia di approdare in una squadra italiana.

Sotto il profilo dei risultati siamo all’ecatombe, con la Germania che in poco tempo è riuscita a occupare la nostra posizione nel Ranking Uefa. Le nostre partecipanti alle competizioni europee non riescono a uscire dalla maledizione degli ottavi di finale. L’eccezione, rappresentata dall’Inter di questa stagione, non può certo colmare il vuoto delle nostre squadre nelle finali europee.

Questo è quanto accade nel terzo millennio al nostro sistema calcio. Un declino continuo e su più fronti, con gli spettatori in continuo calo e uno spettacolo in campo sempre meno apprezzato. Forse è per questo insieme di motivi, insieme ad altri su cui sorvoliamo ma che sono sotto gli occhi di tutti, che non possiamo più aspirare a vedere in Italia giocatori del calibro di Messi o di Rooney.

Rassegniamoci. Se le cose non cambieranno in fretta, assisteremo a un disinteresse generale crescente verso un campionato che è stato il più bello del mondo. Ma che non lo è più da molto tempo.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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