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Fiorentina_prandelli_01La lunga parentesi di Cesare Prandelli a Firenze sembra ormai prossima alla chiusura. Nonostante le martellanti dichiarazioni di Pantaleo Corvino, che giura un giorno si e un giorno si sulla riconferma del tecnico bresciano anche per la prossima stagione, la panchina gigliata sembra destinata ad essere occupata da qualcun altro.

Il fatto è che l’amore intenso che legava la Viola all’allenatore bresciano, cementato da una permanenza lunga cinque anni in cui sono cambiate prospettive e ambizioni del club, è ormai (quasi) sfiorito.

Il rapporto con i Della Valle si è raffreddato, fino a diventare poco più che formale. Diego si è defilato. Andrea è rimasto, ma il suo carisma è ben diverso da quello del fratello. Anche con i tifosi la situazione è cambiata e le prove d’amore tra le due parti sono sempre più rare.

Ragione e sentimento vanno poco d’accordo nella vita reale. Se dunque il sentimento indurrebbe Prandelli a restare, la ragione lo spinge inesorabile verso altri e più intriganti orizzonti. Fare finta di niente e continuare a sostenere che il rapporto tra le parti è lo stesso di prima, significherebbe mentire a se stessi. Occorre coraggio per tagliare certi rapporti, ma non è certo questa la dote che manca all’allenatore della Fiorentina.

La scelta bianconera è evaporata, dopo che la panchina della Juventus è stata assegnata a Delneri. Vedere Cesare Prandelli seduto sulla panchina di un’avversaria storica come la Signora di Torino, sarebbe stato vissuto come uno sgarbo dai tifosi viola (e da quelli della curva Fiesole in particolare). Meglio non rischiare di rovinare tutto. Una decisione che fa comunque onore al tecnico bresciano quella di aver saputo resistere alle sirene del giovane Agnelli.

Resta in piedi l’ipotesi Nazionale. Anche se il presidente Abete nicchia, la soluzione Prandelli è la più gradita per lui. Il tecnico avrebbe modo di restare a Firenze, una città con la quale il legame è fortissimo, e di trasformare il Centro Tecnico di Coverciano nella casa degli Azzurri.

Dopo la (gelida) parentesi Lippi, l’Italia avrebbe (ha) bisogno in panchina di un tecnico che dia il senso della svolta e che sappia riconquistare la simpatia dei tifosi, mai così indifferenti come oggi rispetto alle sorti della Nazionale.

Superato lo scoglio dell’ingaggio, resta un punto chiave da risolvere per tracciare un futuro colorato di azzurro. Prandelli è un uomo da battaglia, abituato a lavorare sul campo. Se la sentirà, ancora giovane com’è, di optare per una scelta di vita che comporta ritmi di lavoro inevitabilmente lenti, e forse anche noiosi, nelle lunghe pause tra una partita e l’altra?    

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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