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PlatiniIl presidente della Uefa, Michel Platini, è intervenuto a Torino alle cerimonie per celebrare la ricorrenza dei 25 anni della tragedia dell’Heysel. Il suo cuore, in fondo, è ancora bianconero. Senza contare che lui, sventuratamente, fu uno dei protagonisti che giocarono quel giorno la partita Juventus-Liverpool.

La sua presenza non è passata inosservata, specie dopo che la Francia e la Turchia ci hanno letteralmente umiliati nella lotta per accaparrarsi Euro 2016.

Platini non si è fatto pregare. In una serie di interviste rilasciate ai quotidiani Stampa, Giornale e Repubblica ha parlato del calcio italiano senza peli sulla lingua e non ha mancato di affondare il dito nella piaga. Molti gli argomenti trattati. Ci limitiamo all’analisi, impietosa quanto realistica, di alcuni temi cruciali.

La Tessera del tifoso? Bocciatura secca, e questo è già un buon inizio. Il concetto è lapidario: “È un fatto italiano. Personalmente, non mi piace. L’Uefa non fa schedature. Il pubblico di Madrid, meraviglioso, era metà dell’Inter e metà del Bayern. Il calcio e il tifo che sogno”. Il ministro Maroni e i suoi sodali sono serviti.

La violenza nel calcio? Non si risolve certo con una Tessera: “La violenza è un fenomeno transnazionale. Tocca ai governi sgominarla, alle forze dell’ordine. L’importante è che i club non facciano i furbi. I nomi dei delinquenti sono noti a tutti. Basta cacciarli dagli stadi”.

Gli stadi italiani? Altra bocciatura, e su questo chi potrebbe dargli torto? «Nessun dubbio che i vostri siano vecchi. Molti aspettano un Mondiale o un Europeo per rifarli. Non è obbligatorio: ci si può muovere anche prima”.

Euro 2016? Forse sarebbe stato meglio non partecipare: “Magari, quando la Francia rifiutò la vostra proposta di fifty-fifty, e disse che avrebbe voluto correre da sola, sarebbe stato più opportuno ritirarsi”.

La prova che nel suo petto batte ancora un cuore bianconero? “Mi sono ricandidato anche perché, prima o poi, voglio consegnare una coppa alla Juventus. Temo però che dovrò allungarmi il mandato da quattro a otto anni”. 

So. Gian. – www.calciopress.net

Calcio, il futuro non è più quello di una volta

 

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