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Sergio Mutolo

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Arezzo tifosi in trasfertaL’Arezzo ripartirà dai dilettanti, come era già accaduto nel 1993? Potrebbe essere, se si vuole dare credito alla nota ufficiale diffusa dal sito web del club amaranto nella tarda serata di ieri.

Qualcuno nella città toscana ipotizza (spera?) che si tratti della solita provocazione, una delle tante alle quali il vulcanico presidente Piero Mancini ha abituato il contesto e in generale il mondo del calcio che frequenta da anni. Il tentativo di un uomo solo al comando di coinvolgere altri in un’impresa sportiva che ha gestito da sempre in modo troppo dirigistico per credere davvero che qualcuno voglia associarsi a uno come lui.

Altri, la maggioranza, ritengono che la disponibilità finanziaria di Mancini potrebbe essere prossima all’esaurimento. Il presidente ha il peso di aziende da sostenere e dipendenti da pagare in un momento di crisi economica che non permette distrazioni. Non può correre il rischio di far saltare il banco confondendo i bilanci del suo business personale con quelli della sua passione sportiva.

Il fatto è che i costi economici del calcio moderno, soprattutto nelle serie minori che non hanno alcuna forma di introito economico certo e/o di sussidio, sono lievitati oltre ogni decenza. In questo senso il comunicato di Mancini, nella sua stringatezza, è del tutto esaustivo.

I conti in Prima e Seconda Divisione di Lega Pro non quadrano più. I costi sono asfissianti e impediscono ogni forma di programmazione. Se ne vanno milioni di euro a stagione tra steward, utenze, adempimenti strutturali per adeguarsi a quella follia burocratica che chiamano Tessera del tifoso, incassi ridotti all’osso, spese di gestione incongrue, fideiussioni, stipendi fin troppo elevati, procuratori che succhiano il sangue alle società anche in categorie come queste in cui la loro funzione sarebbe quanto meno opinabile.

Il rischio che il patron di turno molli tutto, si sganci dal club e lo mandi a fondo c’è sempre stato in terza e quarta serie nazionale. Oggi questo rischio è in crescita esponenziale in rapporto ai costi insostenibili del calcio moderno a questi livelli, dove ritorni non ci sono.

E con esso il pericolo, grazie all’incolpevole beneplacito di tifoserie drammaticamente allo sbando, che planino in loco i soliti avvoltoi che svolazzano intorno a questo mondo (con regolare codazzo di nani e ballerine) pronti a mettere le mani sulle maglie che portano i colori delle nostre città per il loro esclusivo tornaconto .

Chi si rallegra oggi delle crisi degli altri, puntando ad avvantaggiarsene ricorrendo a quella deteriore pratica che è il ripescaggio, dovrebbe ficcarsi bene in testa che la vita è una ruota che gira. C’è poco da stare allegri. Il mors tua vita mea oggi non paga più, per trasformarsi nel giro di qualche anno in un mors mea vita tua.

Bisognerebbe smetterla di zappare il proprio angusto orticello. Si dovrebbero trovare soluzioni lungimiranti e condivise, per aiutare il calcio ormai alla deriva a costruirsi un futuro sostenibile. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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