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Sergio Mutolo

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Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera a New York, e Marco Bardazzi, ex corrispondente Ansa dagli Stati Uniti e ora giornalista dellaStampa, hanno scritto un libro cruciale in materia di informazione nel terzo millennio. Si chiama “L’ultima notizia. Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro” (Rizzoli).

Il succo dell’interessante elaborato è che, per sopravvivere, l’informazione non potrà assolutamente prescindere dalla rivoluzione mediatica introdotta da internet.  Basti pensare, come sostengono gli autori, che “La radio ha impiegato trentotto anni a raggiungere la soglia dei 50 milioni di ascoltatori. Alla tv ne sono stati necessari tredici. Internet ha toccato quota 50 milioni di utenti in soli quattro anni, e lo stesso traguardo è stato raggiunto dall’iPod in poco meno di tre”.

Ha sottolineato Aldo Grasso, nella sua articolata presentazione del volume: “Alla generazione Gutenberg, che vanta alcune centinaia di anni di adattamento e di formazione, sta subentrando una nuova generazione, i digital native. Chi sono questi “nativi digitali”? Sono tutti quei ragazzi che sono cresciuti con le tecnologie digitali (computer, smartphone, iPod, ecc…) e che hanno scarsa confidenza con libri e giornali. Non solo: quando hanno un rapporto con l’informazione lo hanno in maniera disinibita, leggono notizie mentre sono impegnati in altre attività (la cosiddetta attitudine multitasking)”.

A ciò va aggiunto, come scrivono gli autori che “mediamente si continua a dedicare un’ora di ogni giornata a informarsi ma, rispetto a quanto accadeva anche solo dieci anni fa, quando quel tempo era diviso tra giornale e tg, oggi per le loro informazioni molti ricorrono anche a Internet. E sempre più spesso, Facebook e Twitter diventano, specie per i giovani, porta d’accesso alle news”.

Ecco dunque che l’informazione del futuro dovrà tenere presenti la cosiddetta regola delle “3 C” stabilmente introdotta dal frenetico mondo mediatico che si muove nel web. Tre C che stanno per  Condivisione, Comunità e Conversazione.

Resta fermo, come è stato sottolineato già da altri e resta un dato di fatto ovvio, che non dovrebbero andare perdute neppure le altre “3 C” storiche del giornalismo. Vale a dire Contenuti, Credibilità e Creatività. In carenza l’informazione, pur se condivisa e comunitaria, sarebbe comunque mediocre e posticcia.

Un altro punto cruciale affrontato dagli autori, decisivo quanto i contenuti per assicurare la futura sopravvivenza economica del mondo dell’informazione, è come riuscire a far pagare agli utenti le news che circolano nel web.

Come sostiene Tom Curley, presidente ed editore di USA Today e nuovo amministratore delegato di Ap (la più grande agenzia d’informazione d’America), “dobbiamo fare in modo che gli aggregatori di notizie prodotte da altri e tutti quelli che oggi approfittano di una sorta di libertà di plagio smettano di usare questi contenuti in modo abusivo oppure paghino il servizio”.

Per i giornalisti, nel futuro dell’informazione prossimo venturo ma che ormai bussa alla porta, niente sarà più come prima.  

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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