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Il presidente della Federcalcio francese, Jean Pierre Escalettes, ha presentato le proprie dimissioni dalla carica dopo gli evidenti insuccessi del mondiale sudafricano. Ha rimesso il suo mandato, anche se il suo paese è uscito vittorioso dalla candidatura di Euro 2012.

Le pressioni politiche scaturite dalla delusione dei “Bleus” hanno fatto si che il massimo esponente della Federcalcio francese, nel pieno rispetto di regole morali non scritte ma evidenti, abbia rimesso il proprio mandato. Le sue dimissioni, Escalettes le presenterà ufficialmente il prossimo 2 luglio, al termine del Consiglio Federale previsto per quella data.

Non la pensa allo stesso modo il suo omologo italiano, Giancarlo Abete. Subito dopo la disfatta degli Azzurri, in conferenza stampa, ha ribadito di non voler porre fine prematuramente al proprio mandato. Nella stessa sede il presidente della Federcalcio ha però sottolineato che la logica della poltrona non gli appartiene.

Eppure tra Abete e Escalettes una differenza sostanziale e di fondo esiste. Il francese, spinto da un alto senso del dovere, ha saputo riconoscere i propri demeriti che sono quelli di chi comunque è a capo di una Istituzione che non è riuscita a dare lustro alla propria nazione. Il presidente italiano questo dovere non lo ha sentito suo, così come non ha sentito proprio l’insuccesso di due candidature rigettate e malamente cassate dai vertici del calcio mondiale.

Sentì invece, e molto, la vittoriosa spedizione italiana in Germania nella quale si fece conduttore del carro dei vincitori ( lo stesso su cui Lippi non avrebbe voluto nessuno in caso di vittoria in Sudafrica). Insomma torniamo al vecchio detto “abbiamo vinto, hanno perso”. Ma di prese di responsabilità vere, neanche a parlarne. C’è già chi ipotizza un probabile cambio di ruoli tra Abete e Petrucci.

Storicamente noi italiani non siamo mai stati molto affini con i cugini transalpini. Tuttavia mai, come in questo frangente, ci viene spontaneo un “Vive la France”.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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