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Sono giorni infernali, quelli che stanno vivendo in Lega Pro i tifosi delle 8 squadre già cancellate e delle 28 bocciate temporaneamente dalla Covisoc che rischiano di non essere ammesse. Un evento che si ripete da qualche anno a questa parte con puntualità svizzera, mai però con dimensioni così eclatanti come stavolta, per non aver avuto la forza (il coraggio?) di mettere mano a un calcio italiano da rifondare.

Se ne è accorto finalmente anche il presidente della Figc, Giancarlo Abete, che il nostro calcio non sta più in piedi. Tutti adesso parlano di riforma dei campionati. Ma, oggi, c’è poco da chiudere i cancelli. I buoi sono scappati e riprenderli sarà un’impresa ardua.

Per troppi anni siamo stati orbi, pervicacemente impegnati a zappare l’orticello di casa, incuranti delle tempeste che devastavano i campi altrui. C’è addirittura chi ha gioito per questo e che, oggi, piange sul proprio raccolto andato a male per la grandinata che in questa occasione lo ha colpito in prima persona.

Non vorremmo passare per coloro che dicono “lo avevamo previsto”. Il fatto è che le battaglie combattute da Calciopress perchè tutti aprissero finalmente gli occhi (fa fede l’archivio degli articoli) e ci si decidesse a varare una vera riforma dei campionati soprattutto in Prima e Seconda Divisione di Lega Pro (dove vivacchiano 90 club) vedono scendere adesso in campo nomi ben più illustri dei nostri.

Di cosa si parlerà il 16 luglio, quando il Consiglio federale sancirà lo stato pre-agonico della terza e quarta serie nazionale denunciato due giorni fa dal presidente della Lega di Firenze Mario Macalli? Si deciderà, almeno per quanto riguarda la Lega Pro, un drastico ridimensionamento numerico delle squadre partecipanti? Oppure ci sarà ancora qualcuno che continuerà a pensare esclusivamente a zappettare il suo orticello?

Ci sarà la vera volontà di cambiare realmente le cose o si penserà ancora una volta a vivacchiare, in attesa della fine? E’ questo quello che  si chiedono club ormai alla canna del gas e, con loro, i tifosi che ne condividono la sorte. Sono loro i primi a chiedere di cambiare le cose, che non vogliono più vivere più estati drammatiche trascorse attaccati al telefono o a qualche sito web per sapere di che morte morirà la propria fede.

Serve una scossa oggi per dare nuova vita, domani, a un calcio che non ha più ragione di esistere a queste condizioni. E’ il momento di prendere decisioni importanti e ferme, anche impopolari se si vuole. L’occasione di partire dalle fondamenta, dal calcio cosiddetto minore della vecchia serie C, è a portata di mano.

Chi gestisce il calcio italiano non può non cogliere questa occasione e non assumersi la responsabilità di mettere mano a un sistema che non regge più ormai da anni. Siamo spossati da questo calcio che non c’è. Chi deve assumersi le sue responsabilità, se le assuma una volta per tutte. E lo faccia adesso.

Se non se la sente, sarebbe bene rassegnare le dimissioni e lasciare ad altri l’infausto compito.

Il grande bluff della Lega Pro

Stefano Cordeschi & Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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