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Sergio Mutolo

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Tempi duri per il calcio italiano, squassato da una crisi senza precedenti e ormai alla deriva. La vergognosa eliminazione della Nazionale di Lippi al Mondiale sudafricano ha messo ko la Figc del presidente Abete, che non riesce a trovare una via d’uscita per il disastrato sistema di cui è a capo.

Non bastava la grave frattura che si sta profilando con la Lega di serie A del presidente Beretta, pronta ad iniziative clamorose per rivendicare il ruolo trainante che riveste all’interno del pianeta calcio italiano, L’uscita di Zamparini, che ha preannunciato una A modello Premier League sganciata dalla Figc, si sta dimostrando molto più che una semplice provocazione con il passare dei giorni.

Adesso è l’Aic (Associazione Italiana Calciatori) a scendere sul piede di guerra per rivoltarsi contro una Federcalcio che assomiglia sempre più a un pugile messo all’angolo. L’inizio del campionato di Serie A, previsto per il 29 agosto, si profila a rischio.

Il sindacato dei calciatori diretto dall’avvocato Sergio Campana minaccia “drastiche iniziative sindacali, ovvero un ritardo di mezzora nel fischio d’inizio della prima giornata di serie A, domenica 29 agosto, o addirittura la serrata” se la Federcalcio non interverrà sulla situazione del contratto collettivo scaduto il 30 giugno e sulle nuove norme della Lega Pro che obbligano ogni squadra a schierare due Under 21 in Prima Divisione e tre in Seconda.

Il presidente dell’Aic, Sergio Campana (nella foto), spiega all’Ansa la posizione dell’organismo: “Il contratto collettivo è scaduto il 30 giugno scorso e per noi è in ‘prorogatio’, perchè la Lega di Milano non ci ha fatto sapere le sue proposte di modifica, che pure eravamo disposti a valutare e discutere. Ma ci risulta che gli accordi depositati in Lega dopo quella data sono ‘liberi’, ovvero possono essere in contrasto con l’accordo collettivo, e dunque con la legge 91 e con le norme federali”.

“Quanto alla Lega Pro – prosegue Campana -, noi siamo per i giovani, ma le politiche di tutela dei vivai devono essere fatte dalla Federcalcio, non dalle singole leghe con imposizioni demenziali come queste. L’obbligo di due o tre calciatori classe ’89 in campo comporta la necessita’ di averne altrettanti in panchina: vuol dire in tutto 480 Under 21, che il calcio italiano non ha. E soprattutto vuol dire far uscire dal circolo 480 giocatori ogni anno. Il prossimo anno toccherà anche agli ’89 di questa stagione, perche’ sarà la volta dei ragazzi del ’90. Giovani si’, ma con meritocrazia. Così, altrimenti, che senso ha?”.

Il consiglio federale in programma venerdì 16 luglio, conclude Campana, ha “all’ordine del giorno la discussione di questi due punti: la legge dice che nel contratto collettivo la Figc è una delle parti. E anche sulle politiche per i giovani il ruolo spetta alla federazione. Ci aspettiamo che il consiglio prenda iniziative. Diversamente, è assolutamente scontato che non rimarremo con le mani in mano, ma prenderemo drastiche iniziative sindacali”. 

Lu. Cian. – www.calciopress.net

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