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Dal tennis, atletica e nuoto stanno arrivando le soddisfazioni sportive più grandi per i colori azzurri. Tutti sport dove è richiesta la prestazione del singolo, della sua abnegazione e spirito di sacrificio. A mancare sono i successi di squadra. Dal calcio al volley, passando per la disastrosa nazionale di basket, e gettando un occhio nelle piscine della pallanuoto. Cosa sta accadendo ai team azzurri? Non è certamente facile trovare il virus che ha colpito le nostre rappresentative. Di certo c’è un dato inconfutabile, quello che vuole le nostre nazionali fuori dalle emozioni forti di una finale.

Per molti anni, dopo l’exploit della fine degli anni ’80 il nostro volley ha saputo primeggiare in tutte le competizioni. Stessa cosa per il settebello, in formato rosa ed azzurro. Anche nel basket, pur non essendo stai mai un dream team, negli anni abbiamo saputo imporci a livelli importanti, andando a giocarcela con tutti. Oggi stiamo vivendo una controtendenza netta, di quello che sino a pochi anni addietro rimaneva una certezza, ovvero squadre vincenti a fronte di poche soddisfazioni a livello personale.

Oggi a tenere alta la scena ed il nome sportivo nazionale sono i vari Razzoli, Pennetta e Schiavone, Bruni e Vezzali. Il fallimento della spedizione in Sudafrica della Nazionale di Lippi, fa il paio con quella di Basket, dove si è provato a cambiare di tutto, dal tecnico all’organizzazione, alla preparazione atletica, con nuove metodologie e nuovi preparatori. Niente di niente, il disastro è stato totale, tanto che, dopo la sconfitta contro Israele, anche le televisioni si sono totalmente disinteressate al prosieguo del torneo.

C’è bisogno di rifondare a tutti i livelli, portando i giovani a praticare sport. Le nuove leve, tranne che in rare zone della penisola, sembrano sempre più disinteressarsi allo sport, preferendo l’uso delle tecnologie e l’ozio agonistico. Arrigo Sacchi, fresco di nomina Federale, ha ribadito che l’Italia è un paese per vecchi. Affermazione azzeccata, ma cosa propone lo sport italiano ai nostri giovani? Non certo le strutture per praticarlo, che sono sempre più fatiscenti, datate e a volte pericolose per l’incolumità fisica dello sportivo.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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