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Finché le società di calcio si reggeranno sugli introiti delle televisioni (sarà così anche nel futuro) non si porranno mai il problema di chiedersi dove sono finiti i propri tifosi. Lo sanno perfettamente: davanti alla Tv.

Poco importa se lo stadio presenta larghi spazi vuoti. Vale un po’ la regola del cantante che si esibisce davanti a una telecamera, in uno studio privo di spettatori. Sa perfettamente che al di là di quella camera ci sono milioni di telespettatori ad ascoltarlo e per lui il successo è garantito. Certo che l’emozione di esibirsi in uno stadio pieno, a contatto con i propri fans, va a farsi benedire.

E’ la dura legge di un mercato che si schiera con chi può farti arricchire, non certo con chi non ha queste prerogative e che spesso ti mette anche in difficoltà, come accade con i tifosi. In questo modo le società hanno la stagione garantita dagli euro delle televisioni, senza andarsi a fasciare la testa sul come portare avanti la baracca.

Va sottolineato però che questa politica non è adottata da tutte le società. Ci sono realtà in cui al proprio tifoso ci si tiene, eccome. Ed ecco che spuntano iniziative atte a favorire chi ha la voglia e la passione di vivere vicino alla squadra.

Ma sono sempre in meno a pensarla così. Per troppi anni il tifoso è stato un soggetto da coccolare per diventargli amico. Oggi che questa priorità è passata ai contratti milionari delle televisioni, il rapporto di fiducia e di amicizia riveste un ruolo marginale, al punto da infischiarsene altamente delle diserzioni.

Ci sono poi alcuni provvedimenti che hanno fatto si che dal calcio si allontanasse chi non ne vuole più sapere di documenti, controlli, tessere e affiliazioni varie. Non si parla certo di chi per anni ha brandito le cinte, fuori e dentro gli stadi. Semmai il contrario. E con loro se ne vanno anche i bambini, altro che riaprire lo stadio alle famiglie.

Tralasciamo il “No alla tessera del tifoso” del mondo ultrà, su cui ciascuno la pensa come crede, resta da segnalare il vertiginoso calo degli abbonamenti che ha colpito il 90% delle società. Un tracollo che, tranne rari casi, ha più che dimezzato le adesioni di fedeltà ai propri colori.

Passando in rassegna i dati degli abbonamenti in casa delle maggiori società di Serie A, notiamo che l’unica a tenere botta è l’Inter della triplete. Juventus, Roma, Lazio e Fiorentina accusano che in alcuni somigliano a crolli.  Attenzione, non si parla solamente di Curve. La cosa riguarda anche e soprattutto i settori distinti.

Ma c’è chi si sta sfregando le mani. Logicamente sono le televisioni che detengono i diritti del calcio italiano. Loro, in controtendenza con il calo degli abbonamenti allo stadio, vedono crescere la clientela. Per le pay tv gli abbonamenti aumentano, altro che crisi.

Sedetevi comodi in poltrona signori, questo è quello che si vuole oggi dal tifoso definito “normale”. Poco male, se pensiamo ai fatiscenti e disastrosi stadi italiani, dove non ci si risparmia per creare zone prefiltraggio, tornelli e varchi vari, tralasciano la funzionalità dei servizi essenziali.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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