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Non nasce nel migliore dei  modi, il ritorno in Champions League (allora era Coppa dei Campioni) della Sampdoria. Contro un Werder Brema, esperto conoscitore della manifestazione, i blucerchiati perdono per 3 a 1. Primo tempo privo di emozioni, che invece si susseguono nella ripresa. Ad abbandonare la Samp, oltre alle ingenuità di Tissone e Lucchini, anche la fortuna, che priva la squadra di Mimmo Di Carlo di un’altra segnatura. Pazzini nel finale riduce le distanze, dando ancora speranze per la qualificazione.

QUANDO SI DICE ESPERIENZA: In ambito europeo chi non possiede un minimo di esperienza paga dazio. E’ quello che è accaduto anche alla Samp nella gara contro il Werder. Le ingenuità di Tissone, che invece di pulire l’area, rimette malamente e centralmente un pallone, e quella di Lucchini, trattenuta in area, con conseguente doppia ammonizione, sono lo specchio di una squadra poco avvezza alle competizioni europee. Specialmente nella seconda occasione, quando davanti agli occhi del direttore di gara, Lucchini, già ammonito, trattiene in area un avversario. Una trattenuta forse veniale, ma in Europa sempre punita.

PAZZINI TIENE IN CORSA LA SAMP: Più Pazzini che Cassano. L’attaccante toscano della Samp ci prova più volte. Nella prima occasione insacca alle spalle del portiere del Werder, ma il gol viene annullato per un evidente fuorigioco. Nella seconda, con un tiro di anticipo sui difensori, colpisce in pieno il palo. Nella terza, sul finire di gara, insacca in rete un perfetto cross di Stankevicius. Impeccabile l’esecuzione del “Pazzo”, che con un movimento spiazza la marcatura del difensore tedesco, e con un perfetto terzo tempo cestistico impatta la palla, insaccandola alle spalle dell’incolpevole Wiese. Se la gara di ritorno ha ancora un senso, lo si deve a lui.

Redazioneweb – www.calciopress.net

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