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I terremoti estivi sembrano essere già un ricordo. Partenze, ritorni, addii, arrivi rocamboleschi. Alla chiusura del ciclo tecnico targato Mirabelli-Toscano, alle falde della Sila si è scelto comunque di dar seguito a un progetto ambizioso. Tanto, però, è cambiato quest’anno. L’arrivo di Paolo Stringara, a lungo corteggiato e infine convinto a rompere l’accordo verbale con la Cavese, segna una rottura col passato e una grande voglia di riportare il Lupo in quella serie B lasciata in malo modo col fallimento del 2003. Scorrendo l’elenco dei calciatori rossoblù si comprende quanto in alto si voglia andare. Confermati i big Stefano Fiore e Raffaele Biancolino e altri protagonisti della scorsa stagione come De Rose, Ungaro,  Fanucci e Roselli. Il direttore generale Castagnini ha dato poi vita a una campagna acquisti che pone i rossoblù tra le squadre pretendenti al salto diretto in cadetteria: Petrocco, Adriano Fiore, Daud ed Essabr, ma soprattutto Coletti, Matteini, Degano e Martucci, colpi dell’ultimo minuto che mettono a disposizione di Paolo Stringara una rosa di elementi con qualità, esperienza e tante vittorie sulle spalle. In termini di prestazioni, le prime due uscite di campionato lasciano perplessi, ma certamente questo Cosenza, così rinforzato, cela nel suo DNA ampissimi margini di crescita che un tecnico preparato come Stringara saprà favorire. Il tecnico toscano, dunque, si gioca finalmente quest’anno la possibilità di un campionato di vertice, dopo due stagioni da “subentrato” a Taranto e Cava, con risultati egregi.

«Ho tante responsabilità quest’anno – ammette il tecnico – e me le prendo volentieri, ma vincere non è mai né obbligatorio né semplice». Ultime stagioni da “subentrato”, quest’anno da subito al timone, con una squadra disegnata anche da lui: «Nel Cosenza, di mio c’è sicuramente molto di più del Taranto e della Cavese, che ho allenato da metà campionato. Ma è comunque una squadra profondamente rinnovata, sono arrivati tanti giocatori e metterli tutti insieme non è semplicissimo». I nomi altisonanti non suggestionano Stringara: «Nelle mie squadre non ci sono gerarchie e mi pare di averlo dimostrato lo scorso anno, preferendo D’Orsi, un ’91, ad altri difensori di esperienza e qualità».

Domenica è previsto l’incrocio col suo recente passato. Un passato che ha profondamente segnato l’uomo Paolo Stringara, condottiero di un gruppo capace di una eroica salvezza, andato via tra mille dubbi, spiazzando i tifosi aquilotti, prima ancora che la società. «Mi è dispiaciuto molto andar via – confessa- , le motivazioni sono tutte in quella lettera, scritta alle tre del mattino perché sentivo qualcosa di forte dentro. Ma è una scelta che rifarei, perché per mettere la faccia in quella situazione che s’era creata a Cava serviva entusiasmo (e io l’avevo) ma anche che sorvolassi su tante cose; la chiamata del Cosenza mi ha fatto aprire gli occhi». Ma Cava, la Cavese e i cavesi restano nel cuore di un uomo dai grandi valori: «Ho fatto mio il motto “rabbia e sudore” che cantano i tifosi aquilotti. Di Cava mi è rimasto tanto, dentro. Penso di non aver mai avuto un rapporto così buono con tutti com’è stato a Cava. Quando ho visto il coro per Catello Mari, prima della partita contro il Foggia, mi sono emozionato. Non è retorica, non mi interessa… mi sono davvero emozionato. Rivedrò tutti con molto piacere, è evidente che qualcuno fischierà, altri applaudiranno, ma fa parte del gioco».

A Cava, comunque, ad attendere il Cosenza non ci sarà un “red carpet”, anche perché la Cavese cresce giorno dopo giorno:« Non mi aspetto una partita semplice. Dobbiamo venire a fare la nostra partita con aggressività e sudore. I media hanno incorniciato negativamente la prestazione di Foggia: ho visto la partita e fino al gol dei rossoneri su corner la Cavese aveva fatto bene. A Nocera avrebbe anche meritato di vincere».  

Davide Lamberti – www.calciopress.net

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