Connect with us
Sergio Mutolo

Pubblicato

il

Quale legge regola la vendita dei diritti televisivi nel calcio? Si tratta del decreto legislativo 9/2008, meglio conosciuto come legge Melandri-Gentiloni, entrato in vigore nel febbraio 2009. All’articolo 3, comma 1, esso prevede il ritorno alla vendita centralizzata dei diritti televisivi a partire dal campionato 2010-2011. Il suo obiettivo è quello di rendere più competitivo il campionato di Serie A, riducendo la forbice tra i club cosiddetti “grandi”, gli “emergenti” e i “medio-piccoli”.

Quali sono le norme salienti della Legge Melandri-Gentiloni? In sintesi le peculiarità normative del DL 9/2008 sono:
1. contitolarità dei diritti tv del calcio fra la Lega e le società (ovvero il passaggio dalla titolarità soggettiva in capo ai singoli club alla contitolarità tra la Lega Calcio su mandato della Figc e i singoli organizzatori degli eventi, cioé le società);
2. nuovi criteri di mutualità (una quota delle risorse dei diritti viene destinata a sviluppare i settori giovanili delle società, a valorizzare e incentivare le categorie dilettantistiche, a sostenere gli investimenti per la sicurezza degli stadi e a finanziare ogni anno almeno due progetti di particolare rilievo sociale a sostegno di discipline sportive diverse dal calcio);
3. nuovi criteri di ripartizione delle risorse (ne parleremo in dettaglio nel seguito);
4. più concorrenza (la Lega può attuare più gare per l’assegnazione dei diritti sulle diverse piattaforme, o mettere le piattaforme in concorrenza fra loro, o utilizzare entrambe le modalità: nell’ipotesi di concorrenza fra piattaforme diverse, la Lega deve predisporre più pacchetti, equilibrati tra loro che non potranno essere tutti acquisiti da un solo operatore);
5. stop agli accaparramenti nell’acquisizione dei diritti (possono partecipare alle gare solo gli operatori che hanno il titolo abilitativo a trasmettere. E’ vietato acquisire in esclusiva tutti i pacchetti relativi alle dirette, fermi restando i divieti in materia di posizioni dominanti: in questo modo si vuole assicurare la presenza di più operatori del settore ed evitare che si acquisiscano diritti che non vengono direttamente esercitati da chi li compra. I contratti di licenza durano al massimo tre anni). 

Quali sono i criteri di ripartizione delle risorse fissati dalla Legge Melandri-Gentiloni? I proventi derivanti dalla vendita collettiva dei diritti tv saranno suddivisi secondo il criterio seguente:
40% in parti uguali fra tutte le squadre;
30% sulla base dei risultati sportivi conseguiti (10% determinato in base dei risultati conseguiti da ogni squadra dalla stagione 1946/47; 15% in base ai risultati delle ultime 5 stagioni; 5% in base all’esito dell’ultimo campionato);
30% secondo il bacino di utenza (25% determinato in base al numero di sostenitori di ogni squadra individuato da una o più società di indagine demoscopica incaricata dalla Lega calcio; 5% in base alla popolazione del comune di riferimento). 

Cosa prevede la Legge Melandri in tema di mutualità? Ai sensi della Legge Melandri-Gentiloni le società di serie A hanno l’obbligo di destinare alla mutualità il 10% dei proventi incassati per i diritti televisivi dalle pay tv (per un controvalore di circa 100 milioni di euro per anno). Il 7,5% di questo importo è destinato alla serie B, l’1,5% alla Lega Pro e l’1% alla Lega Nazionale Dilettanti.

La Legge Melandri-Gentiloni è soggetta a modifiche? Trascorso un anno dalla prima applicazione la normativa che regola la vendita collettiva dei diritti tv può essere modificata rispetto ai criteri stabiliti per la ripartizione delle risorse. Lo sancisce l’art. 25 del decreto di attuazione che recita: “I criteri di ripartizione delle risorse fra i soggetti partecipanti alle competizioni sono determinati con deliberazione adottata dall’assemblea di categoria dell’organizzazione della competizione con la maggioranza qualificata dei tre quarti degli aventi diritto al voto”. Ciò significa che la serie A può decidere di apportare modifiche con 15 voti su 20. 

Quali somme movimenterà la vendita collettiva dei diritti tv? Secondo alcune simulazioni l’entità delle risorse derivanti dalla vendita collettiva dei diritti televisivi dovrebbe far lievitare le cifre dai 673milioni237mila euro della stagione attuale agli 873milioni900mila euro della stagione prossima. Alcune simulazioni hanno consentito di stabilire che il club maggiormente avvantaggiato dalla vendita dei diritti collettivi sarà la Juventus, che dovrebbe incassare oltre 102 milioni di euro, con un incremento di oltre 20 milioni di euro rispetto alla scorsa stagione. Molto significativo anche l’incremento attribuito alla Sampdoria, che incasserebbe 40 milioni di euro (quasi 18 in più della stagione appena conclusa). 

Qual è il problema legato al bacino di utenza? La distribuzione del 30% dei proventi da diritti tv legati al bacino di utenza, che rappresenta una quota variabile, continuerà a contrassegnare il gap economico tra grandi club e club emergenti. Secondo la Legge Melandri-Gentiloni infatti il 5% di questo 30% sarà distribuito in base al numero degli abitanti del comune di riferimento, mentre sul modo di suddividere il restante 25%  legato alla numerosità dei tifosi afferenti ad ogni singolo club ancora non è stato deciso dalla Lega calcio chi sarà il soggetto terzo chiamato a stabilire quali regole e/o criteri applicare per quantificarlo. 

Sono state calcolate le differenze nei ricavi legati al bacino di utenza? Alcune simulazioni finanziarie paiono confermare che il gap di cui abbiamo parlato, derivante dalla valutazione del bacino di utenza, potrebbe essere sostanziale. Secondo uno studio elaborato dal Corriere Fiorentino nel marzo scorso la Juventus, in base al suo bacino di utenza, potrebbe incassare quasi 50 milioni in più della Fiorentina (presa a paradigma delle società emergenti), l’Inter e il Milan quasi 40, la Roma 17, il Napoli 14 e la Lazio 7. 

Quali modifiche introdurre per ridurre questo gap? Si potrebbe elevare al 50% (come avviene in Inghilterra) la quota fissa da distribuire in parti uguali tra le società e ridurre al 25% le altre due voci variabili, eventualmente azzerando il 10% relativo ai risultati storici del club (che favorisce eccessivamente le “grandi”) a vantaggio dei risultati ottenuti in campionato.  

Sono prevedibili nuove forme di ricavi oltre alla vendita dei diritti televisivi? Ulteriori e significativi introiti deriveranno dalla sponsorizzazione del campionato (con ricadute variabili sui vari club tutte da stabilire) e da iniziative di licensing (finora del tutto inesistenti in Italia). L’entità di questi ultimi apporti economici non è allo stato quantificabile, derivando dall’abilità con cui il management della Lega calcio saprà gestirle. Ci limitiamo a proporre una limitata sintesi dei possibili campi di intervento:
– Commercializzazione di prodotti ufficiali
– Sfruttamento di un sito web ufficiale anche ai fini del merchandising
– Varo di un canale televisivo tematico riservato alla Lega calcio
– Produzione e organizzazione di eventi
– Convenzioni con associazioni turistiche nazionali e internazionali 

Sergio Mutolowww.calciopress.net 

Annuncio pubblicitario
Annuncio pubblicitario

OPINIONI

Articoli del Mese

Copyright © Calciopress.net - Testata giornalistica reg. Trib. di Firenze atto 5591 del 04/07/2007 Direttore: Sergio Mutolo - Vicedirettore: Stefano Cordeschi - Direttore Editoriale: Berta Film