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Sergio Mutolo

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Era inevitabile che accadesse. Quando il calcio vende la sua anima alle pay tv, in nome di un business sfrenato e poco lungimirante, tutto diventa possibile. Perché il calcio è uno sport con l’anima, alimentato dalla passione e dal calore dei tifosi. Una diretta televisiva può e deve diffondere questo spirito, ma non è certo in grado di sostituirlo.

La nuova moda lanciata dal presidente della Triestina Fantinel in nome del moloch Sky, per provare ad arginare la desolante tristezza degli stadi vuoti, va in questa direzione. Coprire una tribuna deserta con asettici cartelloni su cui sono stati dipinti tifosi virtuali, per colorare artificiosamente una partita di Serie Bwin con il Pescara, è solo un piccolo antipasto di quello che ci attende.

Colaussi, il campione del mondo 1938 al quale è intitolata la gradinata del “Nereo Rocco” che ha dovuto subire questo obbrobrio, si rigirerà nella tomba (e con lui il grande ‘paron’). Vorrebbe resuscitare anche solo un momento, pur di togliere il suo nome da questo pastrocchio.

Una deriva inarrestabile, quella in cui si sta infilando un calcio italiano ormai del tutto privo di slanci e di fantasia. Se sono queste le soluzioni per riempire gli stadi e risparmiare nel contempo un pugno di dollari di manutenzione, c’è davvero da tremare per il futuro che ci attende.  

La prossima mossa sarà il tifo in playback, diffuso da rumorosi altoparlanti. Il fragoroso silenzio in cui si svolgono molte delle partite dei campionati professionistici italiani, all’interno di impianti desertificati, mette un po’ paura.

Quando le casse vuote della società sono rimpinguate dalle pay tv e gli stipendi dei giocatori sono pagati da Sky/Mediaset, qualsiasi ignominia diventa (purtroppo) possibile.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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