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Sergio Mutolo

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Il calcio sa fare anche questi miracoli. Firenze non ha un buon rapporto con la Nazionale, ma con l’allenatore che oggi gli Azzurri hanno in panchina è amore assoluto. Stasera al Franchi saranno almeno in ventimila per la gara con le sconosciute isole Far Oer, valida per le qualificazioni di Euro 2012. Perché Cesare Prandelli, da queste parti, è uno di casa.

Non solo perché è stato per cinque anni allenatore della Fiorentina e ha deciso di vivere nella città della Viola, ma perché tutti lo considerano una grande persona. Stefano Sartoni, uno dei capi storici della curva Fiesole, è stato chiaro. Stasera è la sera di Cesare e dunque “chi vuole contestare la nazionale è pregato di rimanere a casa”.

In tribuna saranno in tanti a festeggiare il suo esordio italiano sulla panchina degli Azzurri, perché attorno alla Nazionale di Prandelli si respira un’aria nuova. I suoi figli, innanzitutto: Nicolò che lavora al Parma e Carolina che sta per trasferirsi in Inghilterra per motivi di studio. Un altro grande ex della Viola, Roberto Baggio. Andrea Della Valle, presidente in pectore della Fiorentina, che vuole cancellare definitivamente le incomprensioni di un recente passato. E tanti altri ancora.

Cesare vivrà una giornata di grandi emozioni: “L’ansia e l’emozione sono già forti, ho rivisto persone che hanno lavorato per anni con noi e che amano la Fiorentina. Per me Firenze è qualcosa che va oltre l’aspetto professionale. L’ho scelta per viverci e la considero la mia città. Avevo rischiato su un progetto lungo per provare a vincere con la Viola, poi per tanti motivi le cose sono cambiate. Non si può dire no alla nazionale. E ora sono qui. Non ho paura di eventuali contestazioni, chi verrà allo stadio lo farà per festeggiare. Credo nell’intelligenza dei tifosi”.

Si, il calcio sa fare anche questi miracoli. Come quello di riunire Firenze a una Nazionale rimasta sempre un po’ ostica ai tifosi gigliati. Stasera per Firenze è arrivato il momento del fragoroso applauso a Prandelli, un saluto che è slittato di tre mesi e per questo sarà ancora più intenso. E’ l’ora di dare (finalmente) a Cesare quel che è di Cesare.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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