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Il calcio europeo attraversa un periodo di crisi legato, in parte, alla depressione economica globale.

In Italia la situazione è aggravata dalle carenze tecnico-organizzative che hanno determinato in Sudafrica l’eliminazione della Nazionale di Lippi al primo turno per mano della Slovacchia.

Sarebbe il momento giusto per avviare una riforma e rivitalizzare il sistema calcio che rischia di andare lentamente alla deriva. Non occorrerebbe molto per centrare l’obiettivo. E’ solo una questione di scelte condivise e di volontà politica.

1. Riforma dei campionati. Per la Figc guidata dal presidente Abete – di concerto con i presidenti della Lega di serie A, di serie B e della Lega Pro – è prioritario impegnarsi a promuovere una riforma del sistema calcio che appare sempre più ineludibile in rapporto all’impoverimento delle risorse e all’abnorme numero di club professionistici che sgomitano per attingervi. In particolare, sembra necessario tagliare drasticamente il numero delle squadre che disputano i tornei di Prima e Seconda Divisione nazionale: sono addirittura 90, contro le 48 delle pari categorie inglesi. Il ridimensionamento dei format è preliminare a qualsiasi altro intervento, diversamente destinato a fallire se la pletora delle 132 società italiane non sarà corretta.

2. Struttura societaria. Andrebbe incentivata, con normative ad hoc, la costituzione di CdA nei quali trovino spazio elementi di spicco dell’imprenditoria locale e/o comunque legati al territorio. Ciò soprattutto nelle categorie minori, ovvero in terza e quarta serie nazionale. Un’opzione che dovrebbe coinvolgere anche i sindaci, in quanto tutori ultimi del “bene” squadra, al fine di realizzare la definitiva messa al bando di dubbi personaggi che si riciclano senza pudore alla guida dei club in difficoltà economiche.

3. Potenziamento dei settori giovanili. La prima squadra dovrebbe utilizzare un  numero di elementi provenienti dai settori giovanili stabilito da precise norme federali. I vivai andrebbero rilanciati anche in funzione della scoperta e/o valorizzazione di talenti da inserire nella rosa della prima squadra. I settori giovanili – coordinati da un responsabile federale – dovrebbero diventare una delle principali fonti di autofinanziamento delle società, grazie anche alle sinergie tra i club di serie A e di serie B e quelli della terza e quarta serie nazionale (oltre che della LND).

4. Riorganizzazione delle strutture logistiche. La costruzione dei nuovi stadi di proprietà è prioritaria per allineare il calcio italiano agli standard europei, per incentivare il ticketing e per consentire un comfort migliore agli spettatori. Gli impianti andrebbero affiancati da centri sportivi e foresterie, funzionali alle esigenze della prima squadra e al potenziamento dei vivai.

5. Iniziative promozionali. Si deve incrementare il numero di presenze negli stadi e, soprattutto, incentivare l’afflusso di un pubblico giovane in grado di assicurare quel ricambio generazionale che si sta inaridendo. Ciò potrà avvenire grazie al contributo di sponsors pubblici e privati che garantiscano tagliandi d’ingresso distribuiti a prezzi speciali agli under 16, associato a un’azione capillare all’interno delle scuole secondo programmi predisposti a livello federale e coordinati in ambito locale.

6. Coinvolgimento delle istituzioni locali. Comune, Provincia, Regione, Fondazioni bancarie, Fondazioni private, Associazioni industriali e di categoria andrebbero coinvolti nel processo di raccolta delle risorse economiche necessarie alla realizzazione di questo complesso di iniziative. La loro partecipazione dovrebbe essere organizzata in modo da ancorare gli investimenti al contesto territoriale della squadra.

7. Azionariato popolare. I tifosi sono i primi sostenitori della squadra e il vero fulcro dell’intero sistema, oltre che i veri tutori delle maglie. Per questa ragione andrebbero coinvolti nella gestione del club attraverso formule di Public Company, consentendo l’acquisizione di quote societarie che rendano fattuale un controllo amministrativo dall’interno dei bilanci delle società.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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