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Quell’esultanza esagerata dopo il gol del 4-0 con il quale la Juventus condanna l’Udinese a una severa sconfitta interna nella terza giornata del campionato di Serie A TIM e la inchioda all’ultimo posto della classifica con zero punti, non è andata per niente giù a Gianpaolo Pozzo, presidente del club friulano (nella foto).

A fine partita l’affondo è durissimo: “Iaquinta mi ha deluso: in 25 anni non ho mai visto una simile mancanza di rispetto”. Una gioia che lo ha lasciato incredulo, per i toni e i modi in cui è stata espressa dentro lo stadio Friuli che lo ha cresciuto e lanciato nel grande calcio.

Spiega Pozzo: “Abbiamo preso Iaquinta che era un povero ragazzo. Lo abbiamo scovato in serie C, nel Castel di Sangro. Lo abbiamo cresciuto, lanciato nel grande calcio, pagato puntualmente e profumatamente. Poi lo abbiamo venduto alla Juve. Non meritavamo un trattamento del genere”.

Questo calcio che corre a rotta di collo, dove si gioca ogni tre giorni (anche a mezzogiorno) per esigenze televisive, non dà più nemmeno il tempo di riflettere su cosa si sta combinando. Fa progressivamente perdere il senso della vita e delle cose.

Iaquinta prima tenta di difendersi: “Sono sempre stato un ragazzo bravo ma è la terza volta che vengo a Udine e prendo valanghe di insulti, oggi ho fatto gol e non ho retto. A Udine ho passato momenti bellissimi, siamo andati in Champions, sono stato nella storia dell’Udinese e non so perchè oggi ci sia questo astio nei miei confronti”.

Poi, però, si rende conto di avere sbagliato e le sue scuse sono sincere: “Ci tengo a precisare che non ce l’avevo con il presidente, una persona tranquilla con la quale non ho mai avuto problemi. Il mio gesto era rivolto ai tifosi dell’Udinese. Oggi avevo voglia di giocare e di far gol perchè mi sono state rivolte accuse gravi, nei confronti di mia madre. Comunque chiedo scusa”. 

So. Gian. – www.calciopress.net

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