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Dalla Serie A alla Lega Pro, la musica non cambia. La questione degli stadi resta un enigma tutto da comprendere, ma soprattutto da risolvere. Non basta la buona volontà di società ed istituzioni locali a sollevare questioni che in altri ambiti sarebbero di miglior soluzione. Quando si parla di progettare un  nuovo stadio, di rifarne il look, oppure di costruire cittadelle sportive, chissà perché ma i problemi sembrano insormontabili. Terreni individuati che poi si dimostrano indisponibili, giunte comunali che si accapigliano, tifoserie spaccate.

Tutto questo a svantaggio della città. Si, perché uno stadio nuovo o comunque rammodernato e confortevole da la sensazione di qualcosa di superfluo, destinato solamente all’uso di pochi intimi. Non è così. Uno stadio all’altezza è molto di più; in primo luogo rianima un impatto ambientale che spesso appare deprimente, guardando vecchi stadi obsoleti e scalcinati; in secondo luogo uno stadio polivalente può portare la struttura a vivere di vita propria, con negozi, ristorazione, merchandising, cinema e tanto altro.

Non solo, ma questo porterebbe nelle tasche comunali e delle società introiti veri, così come avviene in Inghilterra ormai da molti anni. Sono solito paragonare uno spettacolo vissuto in uno stadio ad un cinema, ed allora chiedo a tutti voi: chi mai andrebbe a vedere un film in un cinema fatiscente, scomodo e con un audio incomprensibile? La risposta appare assai facile da intuire. Ed allora non si comprende come, ad oggi, nessuno capisca l’importanza di avere uno stadio all’avanguardia.

L’altro nodo da sciogliere è legato alla proprietà degli stadi, che per un buon 98% sono gestiti dai Comuni, che spesso si lamentano per l’esosa gestione, ma che in nessun caso entrano in trattativa con la società per un’eventuale cessione. Forse perché alla fine anche lo stadio è una fonte di guadagno per le malandate casse comunali?

Ecco che sempre più si assiste a discussioni e bracci di ferro tra società ed istituzioni locali, legate alla gestione e/o costruzione di nuovi stadi. In questo nessuno vuole cedere di un millimetro, con le società intenzionate a rinnovare il proprio “cinema” e le giunte legate alla propria proiezione. In Italia di situazioni del genere ce ne sono a decine, solo in Toscana se ne registrano almeno tre (le più note) con la Fiorentina in testa, con la volontà, utopica (parola di Andrea Della Valle) di costruire una Cittadella dello Sport. Anche a Lucca si registra il presunto fallimento di rammodernare il “Porta Elisa”. Di oggi la notizia del ritiro dalla società rossonera della Valore, con a capo Giovanni Valentini, socio di maggioranza della Lucchese, che rimette le proprie quote (80%) nelle mani del presidente Giuliano Giuliani.

Anche a Pisa le cose non vanno per il meglio. Nella gara interna con la Juve Stabia, disputata domenica scorsa, l’Arena Garibaldi presentava un manto erboso a dir poco raccapricciante. In questo caso non si tratta di una questione di stadio nuovo o di rifacimento dello stesso, ma di incuria, in quanto non si sarebbe ancora raggiunto l’accordo tra società e Comune per il rinnovo della concessione.

Ci sono poi delle situazioni che fanno davvero rabbrividire, come quella sorta di gallinai, dove i diversamente abili sono costretti a seguire le partite. Uno spettacolo indecoroso, degno dell’intervento delle associazioni sui diritti umani, che da sempre hanno distolto lo sguardo da questo scempio che domenicalmente va in scena negli stadi italiani. In questo frangente l’indignazione è totale, dove tutte le componenti sono colpevoli, nessuno escluso.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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