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Sergio Mutolo

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La squadra bollita vista in campo con il giovane Palermo sancisce, forse, il definitivo tramonto del Progetto Viola. Quello che Diego Della Valle da una parte e Cesare Prandelli dall’altra hanno provato a realizzare per un lustro, alimentando i sogni di una tifoseria che in Italia è tra le più intimamente legata alle maglie.

L’uno e l’altro non abitano più qui. Diego Della Valle, vero artefice del Progetto, ha da tempo mollato le ancore da Firenze dopo la delusione legata alla Cittadella (presentata in pompa magna due anni fa al Four Seasons e bocciata dai cosiddetti “rosiconi”). Cesare Prandelli è traslocato a Coverciano sulla panchina della Nazionale. Si vede raramente (quasi mai) al Franchi che, per cinque anni, è stata la sua casa. E’ rimasto solo Andrea Della Valle, fratello di Diego, presidente dimissionario da un anno e (allo stato delle cose) semplice azionista di riferimento.

Il Progetto rischia però di perdere un’altra componente importante, anzi fondamentale. Stiamo parlando dei tifosi, vera architrave del “fattore Franchi”. Quei tifosi che hanno nel tempo trasformato lo stadio di Firenze in una specie di fortino. Nonostante l’inossidabile senso di appartenenza, mai corroso dalle alterne vicende della “grande storia” del club, la delusione e il disincanto sembrano diffondersi a macchia d’olio.

Il pubblico viola ha iniziato a disertare lo stadio. La media delle presenze nelle quattro gare interne è calcolabile intorno a ventunomila, un dato negativo che negli anni felici del Progetto (ma anche in epoca anteriore) raramente è stato toccato a Firenze. Ha contribuito certamente la deriva del calcio italiano, che non ha risparmiato la città gigliata. La famigerata Tessera voluta da Maroni ha fatto la sua bella parte, come pure la crisi economica galoppante. Certo è che i tifosi viola sono come annichiliti, non sanno neppure loro che pesci prendere. Domenica lo stadio era diviso tra cori, fischi e insulti vari diretti all’ad Mencucci (mero esecutore di ordini, almeno così crediamo).

Il disincanto è tale che, nel dopo Palermo, è mancato anche quel briciolo di sana contestazione che aveva comunque ravvivato la partita persa con la Lazio. Solo un gruppo di irriducibili, i “non tesserati” che occupano la parte bassa della curva Fiesole (nella foto), è rimasto dentro al Franchi (a bocce ferme) per esternare la propria rabbia. Mentre tutti uscivano e le tribune si svuotavano più di quanto già non lo fossero, quel manipolo di tifosi è rimasto a urlare la sua rabbia e la sua fede nelle maglie viola.

Tutto qui ciò che resta del sogno viola? Se così fosse sarà dura per Andrea Della Valle, Pantaleo Corvino e Sinisa Mihajlovic raccattarne i cocci. Loro dovere, comunque e fino a prova contraria, è quello di provare a costruirne uno alternativo (anche partendo dalle macerie che sono rimaste). Per scongiurare che quanto resta di quel sogno si trasformi, questo si, in utopia. Firenze, la Fiorentina e i suoi tifosi non lo meritano.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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