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Sergio Mutolo

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Lunedì sera Rai Sport Più ha trasmesso in diretta tv il posticipo Hellas Verona-Cremonese, valido per la settima giornata del girone A di Prima Divisione della Lega Pro.

Il Verona è arrivato a questa partita da ultimo in classifica, con appena cinque punti. Al quarto anno di terza serie, il club scaligero non riesce a tirarsi fuori dalla palude in cui è precipitato (e ha precipitato i suoi tifosi) dopo la retrocessione dalla cadetteria.

Pensare che l’Hellas, nonostante questa inimmaginabile deriva (alla quale si sommano gli effetti deleteri della tessera imposta dal Viminale), ha raggiunto quota ottomila abbonati. Lunedì erano in quasi undicimila ad assistere dal vivo a una partita di C1. Un pubblico così, in Italia, ce l’hanno davvero in pochi.

Non si sarebbe detto, però, guardando la partita in televisione. Il silenzio del Bentegodi, “Il Tempio” come lo chiamano i sostenitori gialloblù, metteva quasi l’angoscia. Il fatto è che la Curva Sud aveva deciso di attuare lo sciopero del tifo. E così è stato.

I “butei”, i fantastici butei, c’erano anche lunedì. Come  ci sono stati sempre, da quattro anni a questa parte, a sostenere le maglie gialloblù. Stavolta però, feriti e delusi da una squadra che non riesce a decollare, hanno voluto far capire cosa significherebbe la scelta di non esserci.

Chi non è consapevole di cosa sono capaci, ne ha avuto sentore durante l’’intervallo. Quando cioè i tifosi dell’Hellas hanno fatto festa, con i loro abituali cori da stadio, ai ragazzini delle giovanili scesi in campo con i loro istruttori per riempire il quarto d’ora tra un tempo e l’altro. Allora, e solo allora, sono tornati a ruggire come leoni.

Il fragoroso silenzio deciso dai “butei” in una sera di primo autunno, dentro un Bentegodi di solito ribollente di tifo, è una forma di civile protesta che vale più di mille cortei e di mille parole. La prova provata che il calcio, senza tifosi sulle tribune, è destinato a morire. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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