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Alla fine, la fumata bianca è giunta. Martedì sera, in uno studio notarile cittadino, la Cavese ha messo la firma sul prolungamento della propria esistenza. L’assemblea straordinaria, con all’ordine del giorno l’improrogabile aumento di capitale, ha avuto esito positivo, soprattutto per l’impegno economico assunto dall’ex patron del Benevento, Giuseppe Spatola. Il quale s’è fatto carico di una somma di 110 mila euro da versare nelle casse societarie, che vanno ad aggiungersi ai 50 mila già elargiti a parziale pagamento degli stipendi. Cifre che, considerata la non partecipazione di una parte della società (che sabato aveva annunciato di defilarsi) hanno permesso a Spatola ottenere il 60% circa delle quote sociali, lasciando ai suoi amici Tanimi e Della Brenda, il 10% (equamente diviso). Il restante spetta ancora a quanti, martedì, non hanno presenziato all’assemblea che avranno 30 giorni di tempo per poter ricapitalizzare a loro volta.

L’aumento di capitale permette alla Cavese di ovviare ai costi di gestione ordinaria e di far fronte alle scadenze erariali, ma, come annunciato in conferenza stampa dallo stesso Spatola, non è ancora abbastanza:  «Abbiamo compiuto il secondo salvataggio, ora però serve davvero l’aiuto di tutti. Il direttore Maglione ha intrapreso una politica rigorosa, fatta di tanti giovani di qualità, ma i contributi della Lega non saranno sufficienti. Come non saranno sufficienti gli incassi di un pubblico che comunque spero sarà in futuro molto più numeroso di quello delle ultime partite. Questa diatriba interna ha comportato un danno economico calcolabile in 2-300 mila euro, che cercheremo di recuperare attraverso sponsor e pubblicità, ma serve davvero un contributo generale, perché la Cavese è patrimonio della Città e le porte sono aperte a tutti quelli che vogliono fare calcio per passione». Dal Direttore Generale, Maglione, già immediatamente dopo la riunione, attraverso i microfoni di Cavese Reporter, partiva un appello all’imprenditoria locale: «Non posso credere che in città non ci sia una realtà capace di garantire futuro a questa squadra di calcio, quindi invito chi ne avesse la possibilità a dare una mano a Spatola, perché la Cavese resti comunque in mano ai cavesi. L’alternativa potrebbero essere i tifosi, se riuscissero a organizzarsi tramite l’azionariato popolare, anche attraverso Sogno Cavese. Sarebbe una bella sfida. Servono soldi o tra un anno saremo punto e a capo».

Anche il sindaco Galdi, presente in conferenza stampa, precisa che «l’impegno assunto da Spatola è limitatamente compensabile con le entrate derivanti dalla gestione del club (incassi e pubblicità), quindi spero che l’imprenditoria locale, ma anche della provincia, possa dare una mano; così come mi auguro un accordo a breve con un nuovo sponsor e per la cartellonistica allo stadio. L’amministrazione manterrà gl’impegni presi, ma serve l’aiuto di tutti». Infine, tributo a Spatola: «non è di Cava, ma per quello che ha fatto lo si può considerare tale».

Intanto la squadra prosegue nel silenzio stampa indetto domenica mattina e prepara la delicata sfida dell’Arena Garibaldi, contro il Pisa. Uno scontro diretto in chiave salvezza, che gli aquilotti dovranno sfruttare per accumulare punti anche in vista della incombente penalizzazione. Di certo la notizia di una (pur limitata) tranquillità economica ha rasserenato la squadra. Ora serve che la città intera si stringa intorno ad essa, per ricreare quel connubio vincente che ha riportato la Cavese sull’”orlo della B”. Cosa che accadeva certo non un secolo fa.

Davide Lamberti – www.calciopress.net

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