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L’Arezzo è reduce dal doloroso fallimento maturato l’estate scorsa. Il presidente Piero Mancini, in considerazione del grave deficit del bilancio societario, decideva infatti di non iscrivere il club amaranto alla Prima Divisione di Lega Pro.

La squadra toscana è stata una delle venti escluse dal campionato guidato dal presidente Mario Macalli, al termine di una serie di istruttorie della Covisoc che hanno falcidiato i tornei. Oggi i cinque gironi di terza e quarta serie nazionale (la Seconda Divisione di Lega Pro) contano 86 club iscritti contro i 90 previsti per statuto dal format della Figc.

Il club amaranto è riuscito a ripartire dalla serie D con una nuova società all’uopo costituita, denominata Atletico Arezzo. Una partenza stentata, che sta provocando ripetuti tracolli in questa prima fase del campionato di quinta serie (arrivato ieri alla sesta giornata).

La squadra allenata da Carrara è ultima nella classifica del girone E, con due punti frutto di altrettanti pareggi. Non ha ancora vinto una partita. Ieri a Todi è arrivata la quarta sconfitta (4-2-il risultato finale per gli umbri) incassata contro l’attuale capolista del raggruppamento.

Nel calcio professionistico minore (Prima e Seconda Divisione di Lega Pro) le società sono canne al vento in balia degli eventi. La triste parabola dell’Arezzo, al quale auguriamo di risollevarsi quanto prima, è paradigmatica di una situazione incancrenita rispetto alla quale nessuno ha proposto e propone soluzioni compatibili. 

Calcio, Figc e la riforma che non c’è

Fran. Co,- www.calciopress.net

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