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Sergio Mutolo

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A Firenze il tempo delle parole è passato da un pezzo. Occorrono fatti. Serve, soprattutto, una profonda riflessione sulla deriva in cui si è infilata la squadra viola. L’ultimo posto in classifica, generato dal folle pomeriggio di Marassi con la Sampdoria sotto di una rete che nell’arco di un minuto ribalta il risultato, indica il repentino cambiamento di obiettivi.

Sembra passato un secolo da quando Sinisa Mihajlovic, subentrato a Cesare Prandelli sulla panchina viola, parlava ai quattro venti di Champions League. Da ieri il tecnico serbo deve studiare il sistema per tirare fuori dal pantano del fondo classifica un gruppo logoro e demotivato, uscito peggio di un pugile suonato dal fallimento del Progetto Viola lanciato da Diego Della Valle (non senza il fondamentale supporto tecnico dell’evaporato Prandelli). Nessuno dei due abita più qui e bisogna perciò voltare pagina, senza però correre il rischio di trascinare la città e la squadra in un inferno senza ritorno.

Mihajlovic è un uomo solo alla testa di un manipolo di giocatori persi dietro il loro sogno svanito. Si trova (pericolosamente) ingabbiato in convinzioni, frutto anche di una buona dose di ingenuità, che non lo porteranno di sicuro molto lontano. A meno che non si renda capace di una rapida metamorfosi. La rabbia e la mentalità che fanno parte integrante del suo genoma, e sono alla base della sua idea di gioco, non è riuscito a trasmetterle neppure in minima parte ai suoi sbandati allievi. La sfortuna e gli infortuni a catena hanno fatto il resto. Per ripartire dovrebbe, prima di ogni altra cosa, cercare di trasformare se stesso e il suo approccio con la squadra.

E’ giunta l’ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Se ciascuno farà un piccolo passo indietro e poi tutti insieme si proverà a farne uno molto più grande in avanti, gli eventi potranno prendere una piega diversa.

L’allenatore ha il compito non facile di adeguarsi, da subito, a obiettivi minimalisti rispetto all’inizio della stagione. I giocatori devono tornare a fare i professionisti e svolgere il lavoro per cui sono pagati, senza piangersi addosso nel chiuso dello spogliatoio. L’azionista di riferimento Andrea Della Valle bisogna che torni a fare il presidente, per dare il senso della svolta societaria. La città e il giovane sindaco Matteo Renzi possono svolgere un’azione propulsiva di sostegno, che aiuti a uscire dal magma in cui il club è intrappolato. I tifosi, infine, si schierino come sempre a totale sostegno della squadra e dimostrino che sono loro la vera architrave su cui tutto si regge. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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