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Sergio Mutolo

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Come diceva Ennio Flaiano, e conferma in ogni occasione il presidente della Figc, la situazione è seria ma non grave. Forse sarà così, ma per Giancarlo Abete sembra giunto il momento di cominciare a preoccuparsi.

Il numero uno del pianeta pallonaro italiano continua a buttare acqua sul fuoco, lasciandosi andare a riflessioni a voce alta che non risolvono nessuno dei tanti (troppi) problemi ormai incancreniti. Intanto il calcio italiano è a pezzi. Punto e stop.

L’Italia è scivolata al 14mo posto nel Ranking Fifa, superata da paesi ai quali prima il calcio azzurro faceva mangiare la polvere. Il prestigio della Nazionale è ai minimi termini (le polemiche innescate da Italia-Serbia non sono state certo un bello spot), nonostante il grande impegno di un tecnico di valore e di una persona per bene come Cesare Prandelli.

A livello di club, poi, le cose vanno di male in peggio. Né potrebbe essere diversamente, vista la mediocrità del campionato di Serie A TIM. Una volta era la terra promessa per tutti i calciatori del mondo, oggi la massima serie nazionale si sta avviando mestamente verso una deriva tecnica senza limiti.

La prova arriva dal terzo turno della fase a gironi di Champions League e di Europa League che si è svolta tra martedì e giovedì. I sette club del Belpaese in lizza nelle due competizioni hanno fatto a gara per fomentare la rabbia (la vergogna?) dei rispettivi tifosi. Su ventuno punti in palio ne hanno portati a casa la miseria di cinque. La deriva italica sta tutta in questi aridi numerini.

In Champions solo l’Inter batte con grande fatica il Totthenam dopo essere stata davanti per 4-0, compiendo la missione impossibile di trasformare in fenomeno il gallese Bale (autore di una tripletta). Il Milan esce (quasi) umiliato dal Bernabeu. Mourinho impartisce ad Allegri una lezione di calcio (al punto che l’ad rossonero Galliani ha temuto, a un certo punto, di uscire sconfitto per 5-0). La Roma si arrende, nel catino di Olimpico sempre più disertato dai suoi tifosi, ai modesti svizzeri del Basilea.

In Europa League il Napoli non la spunta sui resti di un Liverpool alla frutta (ultimo in Premier e privo di tutti i suoi campioni), nonostante l’incitamento dei 60mila del San Paolo. La Sampdoria torna con la coda tra le gambe dall’avventura in Ucraina con il Metalist: dopo essere passata in vantaggio, si fa rimontare da un avversario in inferirità numerica. Il Palermo viene travolto al Barbera dal CSKA Mosca, che si dimostra club di ben altra caratura. La Juventus riesce nella mirabile impresa di tornare con un punticino dall’Austria, facendo diventare fuoriclasse anche i mediocri pedatori del Salisburgo (e sarebbe stata una sconfitta, senza la rete del solito Krasic).

Questo passa il convento, mentre la Bundesliga continua a staccarci nel Ranking Uefa e la riconquista del terzo posto diventa sempre più un miraggio. Anzi, continuando a camminare con il passo del gamber, bisognerà cominciare a guardarsi le spalle dalla Ligue 1 francese. I transalpini potrebbero soffiarci la quarta piazza. Sarebbe davvero un bello smacco.

 Sergio Mutolowww.calciopress.net

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