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Sergio Mutolo

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Declinarli tutti è impresa ardua, allora meglio nominarli in ordine sparso: Fonte, Raggi, Rovani, Scarnecchia, Pesce, D’Ottavio, Renzi, Incarbona e tanti altri. Uomini, prima di essere calciatori, divenuti leggenda nella Città della disfida. A loro è legata la storica promozione in serie B della stagione 1986-87 sotto la presidenza di Franco Di Cosola. Alla guida di quella squadra c’era il navigato tecnico Giuseppe Marchioro. L’ambiente biancorosso sogna ad occhi aperti, perchè gli anni successivi sono all’insegna della continuità e dell’organizzazione societaria.Sembrano ormai in soffitta gli anni delle serie minori. La frequentazione dei“salotti buoni”, però, ha dei costi da controbilanciare alle stringenti esigenze di bilancio. Annualmente il club è costretto a privarsi dei pezzi pregiati e ripartire con nuove scommesse. La “roulette russa” funziona per quattro, avvincenti, stagioni. Per la precisione: fino all’amara retrocessione dell’annata 1990-91.

La favola si interrompe e il prosieguo della storia è ingrigito da campionati anonimi di terza serie. I colori diventano più cupi nell’estate del 1995, quando la grave crisi finanziaria, che attanaglia il club, sfocia nel fallimento.

Si spalancano le porte dell’oblio e dei tornei dilettantistici. Viene formata una nuova società denominata A.C. Barletta, capeggiata da Leonardo Maffione. La risalita è graduale: nella stagione 1997-98 il club presieduto dai fratelli Di Vittorio viene promosso nel CND. L’ambiente barlettano riprende coraggio ed i tifosi sperano in un ritorno repentino nel calcio professionistico. Invece la squadra langue per tre stagioni nel massimo campionato dilettantistico per poi retrocedere nel 2000-01. E’ l’inizio di un calvario direttamente proporzionale ad una confusione societaria senza tregua. Il Barletta è allo sbando, incassa un’altra retrocessione (2001-02) e rischia anche di scivolare in Prima  Categoria (2003-04).

Il tunnel, però, sta per terminare e si intravede la luce: le redini del sodalizio biancorosso vengono assunte da Antonio Flora, il quale riesce a riportare la squadra in serie D grazie a due promozioni consecutive. L’assetto societario viene nuovamente rivoluzionato con l’iniezione di denaro fresco effettuata da una cordata, rappresentata dall’avv. Sfercola, di imprenditori locali. I progetti sono ambiziosi: si punta al ritorno al calcio professionistico, ma la malasorte sembra perseguitare ancora una volta i biancorossi che si fermano sempre al rush finale. Il credito con la fortuna, comunque, non è eterno perché nell’estate del 2008 il Barletta, a seguito della vittoria nei play off, viene ripescato nel campionato di Seconda Divisione. Il ritorno tra i professionisti, dopo tredici anni di purgatorio, galvanizza l’ambiente. C’è voglia di rinnovamento e si torna a pensare in grande. Avviene il cambio di  denominazione in S.S. Barletta Calcio, giusto per legittimare la ventata di novità.

Il primo anno in quarta serie serve a svestire i panni della matricola, mentre nella seconda annata l’undici allenato da Sciannimanico raggiunge i play off come quinta in classifica. Ci pensa, però, il Catanzaro a fermare la marcia dei baresi in semifinale. Non tutto è perduto, in quanto la grave crisi che attanaglia molti sodalizi di Prima divisione  rimette in gioco i barlettani che vengono ripescati.

La “nuova” divisione sembra un pianeta inesplorato, ma la proprietà non si  persa d’animo sposando la linea “verde” per la composizione della rosa, senza disdegnare elementi di esperienza. Alcuni di questi hanno un passato “blasonato”: Ivan Rajcic, Massimo Margiotta, Giammarco Frezza e Francesco Galeoto; mentre altri, malgrado la loro giovane età, vantano già una discreta esperienza in categoria: Guerri, Agnelli e Caccavallo, tanto per citarne alcuni.

Tutto questo, abbinato allo “spregiudicato” 4-3-3 di mister Sciannimanico, non ha ancora prodotto i frutti sperati. L’undici biancorosso raccoglie consensi sotto il profilo del gioco ma, spesso, paga dazio a causa d’improvvisi e reiterati black out. La classifica, ovviamente, ne risente. Del resto la cartina di tornasole è costituita dall’attuale ultimo posto. Il tempo per recuperare non manca, la fiducia sarà la naturale conseguenza di qualche risultato positivo. Basta poco. 

Enrico Lositowww.calciopress.net

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