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Il Centro Storico Lebowski rappresenta, a Firenze, un modo nuovo e diverso di fare calcio. Significa, soprattutto, provare a contrastare le degenerazioni del calcio moderno legate al business sfrenato che gli sta succhiando l’anima. Cos’è il Lebowsky e quali obiettivi si prefigge, ce lo racconta il sito web Dodicesimo Uomo “la voce dei tifosi viola”. Una lettura interessante. Una bella storia, che vogliamo condividere con i lettori di Calciopress. Il calcio resta, ancora oggi, uno sport bellissimo. Ce lo ricorda l’indimenticato Gianni Brera, in una citazione tratta da un suo articolo su Diego Armando Maradona (che tra una settimana compie 50 anni e continua il suo duello a distanza con Pelè, che di anni ne fa 70): “Il calcio si eleva di tre spanne agli occhi di coloro che, sapendolo vedere, lo prediligono su tutti i giochi della terra” (Sergio Mutolo).

“Per spiegare cosa sia il Centro Storico Lebowski val la pena descrivere cosa ci ha allontanato dallo scintillante calcio della serie A. Ci eravamo stancati di campionati senza sorprese, di classifiche disegnate dai diritti tv e dagli intrighi di palazzo, di partite ogni tre giorni, sempre più frenetiche e meno spettacolari, di un calcio senza attese e pause, che non riesce più ad aspettare la domenica, di un asservimento alle leggi del mercato che trasforma il gioco in merce, dell’azione dello Stato con i suoi decreti speciali a tutela del business.

E’ solo un caso, ma la prima stagione di questa nuova squadra coincide con l’introduzione della tessera del tifoso. Il progetto appare come una «fidelizzazione» del tifoso in ottica commerciale, legata però al fine statale della pubblica sicurezza. E’ la fabbricazione di questo nuovo tifoso a generare il problema assillante della sicurezza: la creazione di una tifoseria di consumatori infatti passa strategicamente dal controllo e dalla selezione dei tifosi, che non possono più autogestire lo spazio della curva e sviluppare una loro cultura calcistica.

Allora qual è il nostro calcio? Intanto un calcio dove tra squadra, tifosi e società ci sia identità. Il CSL è prima di tutto degli Ultimi Rimasti, che sono il cuore di tutto ciò che facciamo; è di chi taglia l’erba del campo prima delle partite, di chi organizza le feste per portare i soldi per iscriversi al campionato, di chi fa le collette per autofinanziare il materiale sportivo, di chi pulisce la sede, di chi raccoglie i palloni dopo l’allenamento, di chi porta con passione e rispetto i suoi colori in campo.

Abbiamo in mente di creare un contesto dove fare calcio nella massima autonomia, per quanto ci è possibile, dalle ingerenze dello Stato e del mercato nel gioco. Per questo puntiamo a esistere grazie all’autofinanziamento e all’aiuto degli appassionati di vero sport, senza concedere niente alle speculazioni che accompagnano il calcio di oggi. Per questo, accanto alle esigenze tecniche della squadra, nella «rosa» c’è lo spazio per chi ha bisogno, in un momento magari un po’ difficile della sua vita, di un momento di condivisione e amicizia, di respirare l’aria del campo e dello spogliatoio. Per questo siamo entusiasti che il nostro tifo sia ancora l’autogestione di uno spazio comune, quale la curva è.

Appena ci è possibile vorremmo fare una scuola calcio, che sia prima di tutto un momento di crescita, di aggregazione e di sentimento, dove non sia importante il talento e i risultati, ma in cui tutti i ragazzi imparino ad allacciarsi le scarpe, a fare la doccia con i compagni, a prepararsi la borsa autonomamente, a crescere in gruppo con lealtà e rispetto per le differenze. Vorremmo fare del bellissimo stadio che ci ospita, grazie a una società gloriosa come la Rondinella, una nuova casa per il quartiere, creando un luogo aperto a chiunque voglia riscoprire il sapore di un calcio antico e popolare.

Presentiamo così il nostro progetto, invitando chiunque vi riconosca delle tracce del calcio che sogna da sempre a darci una mano, venendo a vedere le partite, cantando con i nostri tifosi, facendo il volontario in società, proponendo stimoli e contribuendo all’autofinanziamento della squadra. Siamo nati ora e vogliamo durare per tanti e tanti anni; questo sarà possibile, nel modo descritto (che è il solo modo che giustifica l’esistenza di questa squadra), solo se il Lebowski apparterrà davvero a chi la ama. Chi, per quest’anno, ha l’onore e il compito di rappresentarla con un ruolo societario si prende l’impegno e la responsabilità di non venire mai meno ai valori originari, e lo stesso dovrà fare chi verrà in futuro (U.S. CENTRO STORICO LEBOWSKI). 

Redazioneweb – www.calciopress.net

 

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