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Sergio Mutolo

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La cosa più bella della tediosa serata di calcio trascorsa al Franchi per l’anticipo serale tra Fiorentina e Bari è stato il prepartita. Quando cioè il capitano viola per antonomasia, Giancarlo Antognoni, è sceso in campo per condividere con il popolo viola il prestigioso Golden Foot ritirato nei giorni scorsi a Montecarlo. E’ stato come se l’orologio del tempo avesse fatto una marcia a ritroso, di quelle che ogni tanto occorrono per ritrovare le nostre radici. Quando il calcio era un altro calcio, i giocatori erano punti di riferimento per i tifosi e l’Italia era un’altra Italia.

Due striscioni sintetizzano il cambio di passo e di prospettive di uno sport (del sistema Italia) ormai clamorosamente in affanno: “Antonio, i nostri cuori uniti da un legame invisibile ma indistruttibile” (esposto in Curva Fiesole). “Ieri, oggi, domani. Antonio unico 10, unico amore” (in Curva Ferrovia). Pensieri che a nessuno verrebbero in mente riferiti a chi scende in campo in questi nostri tempi opachi. Il Franchi era semivuoto come sempre (anche se stavolta il settore ospiti è apparso molto più pieno e colorito del solito), ma il tripudio diretto dalla gente al “suo” capitano è stato di un’intensità tale che sembrava di essere al Maracanà.

Un omaggio meritato a un giocatore (un uomo) di altra taglia, nel senso migliore della parola. Emozioni forti, che hanno coinvolto un Antognoni visibilmente commosso. In tribuna stampa un giornalista algerino membro della giuria internazionale di Montecarlo che gli ha assegnato il premio, seduto accanto alla nostra postazione, ne ha magnificato le doti umane.

Dopo un prologo di così grande valore etico, capace di riscaldare anche il più gelido dei cuori, è stato piuttosto difficile assistere a una partita noiosa giocata tra due formazioni timide e in affanno. Contavano i tre punti e non il gioco. I tre punti sono arrivati e Mihajlovic esulta. Così pure il popolo viola, che ha sostenuto la squadra con un tifo incessante e a tratti palpitante.

La squadra ha manifestato le solite incertezze. L’imbarazzante pochezza tecnica del Bari, ingessato da Ventura all’interno di un ferreo 4-4-2 che faceva sembrare i suoi giocatori omini del subbuteo (mai un guizzo di fantasia sul versante biancorosso), ha spianato la strada della vittoria a una Fiorentina che almeno ci ha messo il cuore. Gigantesco quello di Donadel: trascinatore dei suoi compagni, autore della rete del vantaggio e vero capitano in campo.

Adesso si volta pagina alla ricerca di continuità nei risultati e di un po’ di personalità nel gioco. La mediocrità del campionato italiano è tale da lasciare ampio spazio alla speranza. L’azionista di riferimento Andrea Della Valle dovrà prepararsi a gestire con sagacia l’ennesimo caso Mutu. Il giocatore si è messo ancora una volta nei guai, proprio alla vigilia del suo tanto atteso rientro. Ci sarà tempo e modo per riflettere sul da farsi. Intanto la Viola si gode un oggi finalmente roseo. Domani è un altro giorno.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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