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Il doppio assist con il quale ha consentito al Milan di incassare tre punti preziosi al San Paolo di Napoli, non distoglie Massimo Oddo dal suo impegno di sindacalista all’interno dell’Associazione italiana calciatori (Aic) di cui è da tempo portavoce ufficiale.

Il 34enne difensore rossonero, studente di scienze politico-economiche e management sportivo all’Università di Teramo (cinque esami alla laurea), prosegue drittokungo la linea intrapresa. Sostiene che, in margine al contratto collettivo di lavoro dei calciatori scaduto nel giugno scorso, stanno accadendo cose gravissime e che la questione non è ecomica ma attiene ai diritti violati.

I due punti fermi su cui l’Aic si mostra intransigente sono quelli del trasferimento coattivo e della facoltà concessa ai club di mettere fuori rosa chiunque in qualunque momento. Un passo indietro di 40 anni, sotto il profilo sindacale, quando il calciatore era considerato alla stregua di un oggetto dal club.

Secondo Oddo il contratto è un negozio giuridico bilaterale e va rispettato. I presidenti scelgono durata e ingaggio in piena libertà, salvo poi arrogarsi il diritto di scaricare sul giocatore il rischio di impresa. Se ci si continuerà a scontrare con un muro di gomma, come ha detto Campana, si potrebbe arrivare allo sciopero a oltranza. Questa, in soldoni, la posizione dell’Assocalciatori. 

Inutile dunque che Beretta si continui a dichiarare sorpreso e a ritenere “grottesco” un eventuale sciopero dei calciatori. Forse il presidente della Lega Serie A non si rende conto che la deriva in cui si trova il calcio italiano lascia spazio a questo genere di esiti e a ben altri, che si paleseranno nel tempo se qualcuno non si deciserà a trarre in salvo la barca che affonda.

In questo contesto ben venga uno sciopero dei calciatori, se serve a far saltare il tappo di un sistema deteriorato e innescare un ciclo virtuoso di cui per ora non si intravede traccia.

So. Gian. – www.calciopress.net

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