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Sergio Mutolo

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La Juventus di Andrea Agnelli, dopo la rivoluzione a livello tecnico segnata dall’arrivo sulla panchina bianconera di Gigi Delneri, si sta mettendo in luce a livello societario come una delle società più attive e dinamiche nel programmare un futuro diverso (migliore) rispetto al paludoso presente in cui si dibatte il calcio italiano (trascinato alla deriva da una dirigenza federale sempre più inadeguata).

Tanto per cominciare a maggio 2011 sarà inaugurato il nuovo stadio (nella foto), il primo di proprietà di un club di serie A. Mentre le altre società della massima serie annegano in fiumi di parole e continuano ad aspettare come manna dal cielo una legge che il Governo non ha il tempo (la volontà) di emanare, affaccendato com’è in tutt’altre (opache) faccende, la Juventus ha bruciato i tempi. Un titolo di merito indiscusso e indiscutibile, anche per chi ha da sempre guardato con (più o meno fondato) sospetto alle manovre del club bianconero.

Poi ci sono le grandi idee di Blanc, che ha ripreso tutto il suo slancio dopo la rimozione dalla gestione sportiva e il trasferimento al settore commerciale. Intuizioni che proiettano la Juventus verso scenari che, in funzione della immanente entrata in vigore del fair play finanziario voluto dalla Uefa di Platini, impongono ai club una necessaria diversificazione dei ricavi.

Una scelta ineludibile, per non restare legati mani e piedi ai diritti televisivi della pay tv. Una fonte che si potrebbe presto inaridire, visto l’abbassamento del livello tecnico nel nostro campionato e l’inarrestabile diserzione dei tifosi che sta svuotando gli stadi (grazie anche alla discutibile Tessera imposta dal ministro Maroni), rendendo di fatto meno appetibile e vendibile un prodotto sempre più avariato.

In questo senso vanno lette due iniziative che pongono la Juventus una spanna più in alto delle altre società: la scelta del doppio sponsor per le maglie e la doppia produzione televisiva delle partite che si giocheranno nel nuovo stadio.

Nel primo caso Blanc ha sorpreso tutta la (statica) concorrenza sottoscrivendo contratti con due diversi sponsor, uno per la maglia principale e l’altro per la maglia di riserva. Davvero una mandrakata, mentre gli altri passano il tempo in un inutile chiacchiericcio.

Nel secondo, il dirigente francese sta organizzando due gruppi di riprese: metà delle telecamere gireranno immagini da vendere in Europa, l’altra metà da esportare in Asia e in America. Le prospettive dei teleoperatori saranno opposte, con inquadramento di gruppi di cartelloni pubblicitari diversif. Anche in questo caso, onore al merito per la lungimiranza.

Ai tifosi bianconeri il nuovo corso piace, anche perché fiutano quell’aria di rinnovamento radicale (che somiglia a una rivoluzione) del tutto latente altrove. Piace soprattutto il richiamo societario, dal sapore forse un po’ demagogico ma che colpisce al cuore i sostenitori della Vecchia Signora del calcio italiano, “al nostro orgoglio gobbo che deriva da 113 anni di storia”.  

Il calcio al tempo di Abete 

 Sergio Mutolowww.calciopress.net

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