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Percorsi tortuosi, virate repentine e molteplici sorprese non sempre gradite. La storia pallonara dei frentani affonda le radice negli anni venti. E’ rapido il susseguirsi di cambi di denominazione negli anni successivi ma, malgrado il calcio pionieristico, gli abruzzesi veleggiano nell’allora Seconda Divisione o, se preferite, la più familiare serie cadetta.

Dalla metà degli anni trenta il club rossonero staziona nelle categorie minori: poche risorse economiche coincidono con risultati sportivi tutt’altro che lusinghieri. Si iniziano a contare i fallimenti: il primo nel 1959, anche se la rinascita è pronta e si materializza sotto la denominazione di Pro Lanciano. Il calcio nella città frentana è salvo, ma bisogna rimboccarsi le maniche per risalire dagli inferi della Prima Categoria. Il rientro tra i professionisti avviene dopo circa un ventennio. Infatti nella stagione 1977-78 i rossoneri conquistano la promozione in C2.

Gli anni ottanta non sono prodighi di soddisfazioni, anzi le formazioni che si susseguono arrancano tra serie dilettantistiche e professionismo, malgrado l’irruzione nella compagine societaria della famiglia Angelucci. Il peggio giunge nell’estate del 1992: la società è stretta nella morsa dei debiti  e ne consegue la mancata iscrizione al campionato che comporta la cancellazione della società.

Si riparte dalla Promozione con il Lanciano 90, presieduto dall’ingegner Mercadante. E’ necessario un decennio consumato tra i campi polverosi delle categorie dilettantistiche per riportare la cittadina abruzzese nuovamente in C. Il ritorno alle redini societarie della famiglia Angelucci è sinonimo di successo: quasi logico il ritorno il C1 nell’annata 2000-01. La stagione successiva sembra una favola: i rossoneri terminano la regular session al quinto posto qualificandosi per i play off. Purtroppo manca il lieto fine, perchè il Taranto di Riganò sbarra la strada agli abruzzesi in semifinale.

Negli anni seguenti, il Lanciano dimostra di essere una realtà consolidata delle terza serie e riesce a portare a termine delle buone stagioni. Magari manca l’acuto, ma la stabilità a livello societario pare ormai acquisita, sopratutto con la presenza degli Angelucci che, però, passano la mano nel 2006. Ricominciano i travagli: il nuovo presidente Di Stanislao infarcisce la sua reggenza di un’innumerevole serie di “equivoci” che coinvolgono tutto l’ambiente lancianese. Nel 2008 incombe l’ombra dell’ennesimo fallimento e, sopratutto, di una nuova radiazione. A salvare la barca che affonda ci pensa la famiglia Di Maio, la quale rileva dal tribunale fallimentare il titolo sportivo mutandone la denominazione in Virtus Lanciano 1924.

Siamo ai giorni nostri con la squadra che consolida la categoria, malgrado qualche brivido play out. La stagione attuale è iniziata sotto  il segno dell’incertezza. I Di Maio, infatti, hanno palesato l’intenzione di mollare dopo le ultime dispendiose stagioni. Alla fine ha prevalso la passione e il buon senso. Il team rossonero, dopo il benservito a Dino Pagliari, viene affidato a mister Camplone, alla sua seconda esperienza sulla panchina frentana (la prima risale al 2006).

Il giovane tecnico ha a disposizione una rosa competitiva che può contare sullo zoccolo duro della scorsa annata. Esperienza da vendere in difesa, reparto nel quale c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Poche formazioni, infatti, possono permettersi in categoria calciatori come Ferraro (proveniente dal Benevento), Vastola, Mammarella, Colombaretti, Antonioli, Romito e Chiodini. Anche il centrocampo è ben assortito: spicca il nome prestigioso di Roberto D’Aversa, ma muscoli e qualità la garantiscono anche il brasiliano Sacilotto e il pugnace Di Cecco. In avanti si attende l’eterna promessa Di Gennaro, intanto ci si affida alle prodezze di Turchi e Umberto Improta.

L’intelaiatura dello scorso anno è garanzia di solidità e continuità. Un punto di rottura rispetto all’annata archiviata è una nota positiva: il Lanciano ha imparato a conquistare i tre punti tra le mura amiche. L’aspetto non è marginale e, inoltre, l’armonico 4-3-3 proposto da Camplone sta funzionando a dovere anche in trasferta. Insomma è lecito sperare in qualcosa di più di una tranquilla salvezza. Ma l’obiettivo play off, al momento, è solo sussurrato. 

Enrico Losito www.calciopress.net

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