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Il calcio italiano attraversa uno dei periodi più bui della sua storia. La crisi economica, che finora aveva fatto sfracelli in Lega Pro (l’anno scorso venti società di Prima e Seconda Divisione furono cancellate con un colpo di spugna dal Consiglio Federale presieduto da Giancarlo Abete) e sfiorato la Serie B, comincia a mordere duro anche in Serie A.

Dopo la Roma, club riguardo al quale i segnali di allarme sono da tempo in atto, è adesso la volta del Bologna. Già lo scorso anno il club felsineo attraversò un momento di grande difficoltà a livello societario. Sembrava che il passaggio della quota di maggioranza dai Menarini a Sergio Porcedda potesse aver sistemato le cose. Le notizie che giungono dalla città emiliana non sono, viceversa, affatto rassicuranti.

Il patron cagliaritano aveva garantito di aver sistemato la questione stipendi in tempo utile, ovvero entro il 15 novembre, pagando a giocatori e dipendenti il dovuto fino a tutto settembre 2010. Le nuove norme federali, e i relativi controlli della Covisoc, sono diventati rigorosi e il pugno duro rappresenta la regola.

Secondo le notizie diffuse oggi non risulterebbe invece eseguito nessun bonifico. Gli stipendi ai giocatori ieri non erano ancora arrivati. A quanto si sussurra, non sarebbero in realtà mai partiti.

Il Bologna adesso rischia grosso. La penalizzazione inflitta al club felsineo sarebbe di almeno 3 punti, da scontare nel corso della presente stagione: uno per il mancato versamento degli stipendi di luglio, agosto e settembre; un altro per Irpef, Enpals e Fondo di Fine Carriera ad essi relativi; un terzo per gli stessi contributi relativi ai mesi di maggio e giugno (dovuti e non saldati entro il 18 ottobre).

Nuvoloni neri si addensano sul cielo di Casteldebole. I giocatori potrebbero decidere, stando così le cose, anche per la messa in mora del club (preludio allo svincolo). Mancherebbero all’appello 10 milioni di euro, non precisamente noccioline. Il futuro del Bologna potrebbe essere a rischio e gli scenari sono foschi.

Ci si domanda cosa altro ancora debbano sopportare il calcio italiano e i suoi annichiliti tifosi perchè ci si decida a realizzare la svolta che ormai è nell’ordine delle cose. Ogni ulteriore ritardo potrebbe compromettere la sopravvivenza di un sistema arrivato alla canna del gas nell’indifferenza pressocchè generale.

Calcio nel tunnel, tra diserzione e indifferenza

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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