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Come prevedibile, Juventus e Sampdoria sono state buttate fuori dai rispettivi gruppi di Europa League. Analogo destino potrebbe toccare già da stasera alle altre due italiane in lizza, Napoli e Palermo. I partenopei di Mazzarri e i rosanero di Delio Rossi hanno racimolato finora  tre miseri punticini. Non vedono l’ora di farla finita con una Coppa ingombrante e così poco lucrosa, ai tempi precari del calcio business.

I bianconeri hanno ceduto il passo in un girone che, sulla carta, era di burro. Tra le avversarie spiccava a mala pena l’ondivago Manchester City di Roberto Mancini. La squadra di Delneri è stata capace di farsi eliminare dai polacchi del Lech Poznan e dagli austriaci del Salisburgo. Una bella impresa davvero.

La Sampdoria, dopo essere stata eliminata al primo turno in Champions League per mano del mediocre Werder Brema, ha saputo fare ancora peggio. Gli avversari erano gli ucraini del Metalist, gli ungheresi del Debrecen e gli olandesi del PSV Eindhoven. La sconfitta subita al Ferraris mette lo stop alla estemporanea avventura europea del club blucerchiato.

Un’analisi pietosa porterebbe a concludere che i club italiani siano stati fatti fuori da piccoli club della provincia europea. Una situazione in qualche modo contingente e, dunque, rimediabile. La realtà dei fatti conduce viceversa a un’analisi assai più impietosa. Siamo noi italiani, a questo punto, la piccola provincia europea.

Il nostro disastrato calcio – confinato in un limbo dove ucraini, bielorussi, polacchi, austriaci, svizzeri, ungheresi (e chi più ne ha più ne metta) ci fanno mangiare la polvere – incassa senza colpo ferire l’ennesima disfatta a livello internazionale.

Il Ranking Uefa condanna l’Italia alla perdita definitiva del terzo posto nella classifica per coefficienti. A partire dalla stagione 2012-2013 dovremo rinunciare alla quarta squadra in Champions League. Il campionato di Serie A si avvia a diventare di una noia mortale e di una mediocrità tecnica paurosa. Ci vorranno lustri per rialzare la testa.

L’Italia pallonara alla deriva ha perso anche il gusto del gioco e della vittoria. Sostiene Trapattoni che soltanto vincere insegna a vincere. Quando il calcio decide di emarginare i tifosi in nome del dio danaro, si condanna da solo alle sconfitte e all’oblio.

Sergio Mutolo –  www.calciopress.net

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