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Le telenovele calcistiche, e non solo, si arricchiscono di sempre nuovi e patetici capitoli. I personaggi che li scrivono, però, sono sempre gli stessi. Come avviene in ogni fiction che si rispetti i protagonisti non fanno che ripetere, con sempre più avvilente monotonia, le stesse scontate battute.

Lo fanno come quando si recita una litania. Senza però che si riesca a scorgere, in fondo al tunnel in cui ci siamo cacciati tutti quanti, la soluzione catartica in grado di dare un senso alle cose che ripetono. E intanto le telenovele calcistiche, e non solo, continuano ad andare straccamente in scena. Costi quel che costi. In modo che ciascuno possa recitare, senza soluzione di continuità, la parte che si è assegnata.

Poco importa se tutto ciò accade senza rendersi conto del vuoto che si crea intorno e del fatto che il teatro di posa diventa ogni volta più sciatto. La reazione del contesto vale meno di niente, per certi personaggi. Conta solo reiterare una provocatoria clonazione autoreferenziale che porterà vantaggio a pochi, spianando come un rullo i molti che stanno dall’altra parte.

Il fine ultimo è tenere a galla una barca che fa acqua da tutte le parti. E cosa importa se ciò avviene con il collante della protervia e dell’indifferenza che ad essa fa da contrappasso? Nella tv commerciale cui è stato ridotto il mondo del calcio (e non solo), un tempo così pulsante di emozioni e di passioni, non interessa più a nessuno (o quasi) l’etica del prodotto. L’unica che potrebbe farlo rinascere dalle sue ceneri. Non certo a chi recita senza cuore il ruolo che si è precostituito né a quanti, dall’altra parte, assistono correi a questa tragicomica messa in scena. E si riducono al mediocre ruolo di connivente clacque.

Il fatto è che siamo in Italia, il contraddittorio paese che molti all’estero cominciano a chiamare con ironia pesante da sopportare l’italietta. Purtroppo le cose stanno così. Quando si tiene famiglia bisogna sapersi adattare all’andazzo dei tempi. In qualunque ambito ci si muova e con chiunque si interagisca. Anche a costo di svendere la propria coscienza per un piatto di lenticchie.

Chi detiene il potere, nelle sue varie forme, deve solo avere la tenacia di resistere sotto la luce dei riflettori allo scopo di occupare cinicamente la scena. Non importa più quello che si fa, come si fa o le emozioni che si dovrebbe riuscire a suscitare negli altri. Importa solo continuare a recitare la parte, meglio che si può, per imbambolare un contesto che si vorrebbe mantenere il più areattivo possibile per poterlo manipolare a proprio comodo.

Siamo arrivati a un bivio. Si dovrebbe capire una volta per tutte che il calcio, per non affondare ai tempi della crisi, avrebbe (ha) un disperato bisogno di cambiare facce e comportamenti. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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