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I giocatori del Bologna hanno deciso di mettere un mora la società. La crisi del club felsineo è ancora in alto mare. In occasione del recupero giocato mercoledì al Dall’Ara con il Chievo, vinto grazie alla rete del solito Di Vaio, il presidente Sergio Porcedda non si è fatto vedere. C’erano invece i Menarini (padre e figlia), soci di minoranza con il 20% delle quote, scortati dalla Digos e ferocemente contestati dai tifosi rossoblù.

Ci sono cinque mesi e mezzo di stipendi arre­trati da liquidare. La squadra, dunque, ha deciso compatta di far scattare la messa in mora salvo fare marcia indietro in caso di esito positivo della questione. Lo aveva anticipato un rabbioso Malesani, al termine dalla gara vinta con il Chievo. Entro il termine perentorio di venti giorni dal rice­vimento delle raccomandate il Bolo­gna dovrà pagare il dovuto. Diversamente sarà il fallimento da subito, senza se e senza ma.

Il fatto è che non ci sono da pagare solo i loro stipendi. Bisogna ripianare i debiti pregressi (che ammonterebbero a circa 8 milioni e mezzo di euro corrispondente al vecchio passivo), versare i 3 milioni mai incassati da Porcedda e liquidare circa 6 milioni e mezzo dovuti per il consolidato fiscale (si dice che i Menarini potrebbero reintegrare a breve la somma).

In tutto fanno circa 18milioni di euro. Una somma che serve entro il 31 dicembre per scongiurare il fallimento. 

Sa. Mig. – www.calciopress.net

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