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Sono tempi difficili per il calcio italiano. La rarefazione delle risorse mette a rischio la sopravvivenza stessa di un sistema ipertrofico rispetto alle  fonti sempre più risicate cui poter attingere.

La crisi investe soprattutto i campionati minori. La Prima e Seconda Divisione di Lega Pro sono da tempo border line. Il presidente Mario Macalli ne è consapevole e non smette di lanciare segnali di allarme. La serie B, sic stantibus rebus, subirà presto lo stesso destino. Anche la serie A è ormai lambita, come dimostra il caso Bologna.

Il presidente della Uefa, Michel Platini, prova a risolvere il problema con l’introduzione del financial fair play (ffp). Una strada da battere senza se e senza ma, se si vuole preservare da fallimenti continui i club dello sport più bello e seguito del mondo.

Il fair play finanziario approderà anche in Italia. Le società si troveranno a fare i conti con un gap non indifferente rispetto alle squadre di Premier League, Bundesliga, Liga e Ligue 1 (senza contare il calcio emergente dei paesi dell’Est).

L’obsolescenza degli stadi italiani, la mancanza di ricavi alternativi ai diritti tv elargiti dalle televisioni a pagamento, gli orari impossibili imposti dalle pay tv, la disaffezione dei tifosi, gli impianti sempre più vuoti, il livello tecnico scadente, la precarietà dei settori giovanili. Sono solo alcuni dei punti cruciali che dovranno essere affrontati e risolti nel Belpaese.

In questo contesto l’aziendalismo diventa un titolo di merito. La premessa per raggiungere risultati compatibili e sostenibili. Se è pur vero che il calcio è un’azienda atipica, lo è altrettanto il fatto che i bilanci cominciano a contare nella “grande storia del club” tanto quanto i risultati sul campo.

A Firenze la squadra non sta andando come dovrebbe. I tifosi viola, pur disillusi e disincantati come i loro omologhi italiani, contestano i giocatori e la società.

Diego e Andrea Della Valle non lo meritano. I due imprenditori marchigiani rappresentano un esempio di aziendalismo illuminato. Hanno salvato la Fiorentina fallita nell’era Cecchi Gori e l’hanno portata a sfiorare grandi traguardi. Una favola vissuta grazie al fortunato connubio con Cesare Prandelli e alla spinta di una città il cui cuore batte all’unisono con la Viola.

Anche in tempi opachi assicurano una gestione societaria equilibrata e corretta, in linea con le regole del fair play finanziario. Un modus operandi che consente al club di guardare con serenità al futuro. Alle regole del ffp tutti si dovranno adeguare, prima o poi. La Fiorentina targata Della Valle, con poche altre, sta facendo da apripista.

L’aziendalismo dei Della Valle è (oggettivamente) una risorsa da non sprecare, per Firenze e per la Fiorentina, in tempi nei quali il calcio è percorso da personaggi di dubbia consistenza. Se solo i due fratelli marchigiani riuscissero a coniugarlo con un  rapporto più caldo con il contesto e con i tifosi, il quadro sarebbe perfetto. E’ avvenuto ai tempi di Prandelli. Si potrà replicare in un futuro prossimo venturo. Basta crederci.

La fase ondivaga che il club viola sta attraversando sotto l’aspetto tecnico potrà essere superata solo se tutti remeranno dalla stessa parte, riconoscendo i giusti meriti a imprenditori che hanno comunque dato tanto alla città e alla squadra che la rappresenta.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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