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Il calcio italiano (e non solo) non è mai stato tanto in difficoltà come in questo orribile 2010.

La crisi morde anche in serie A. Il Bologna ha collezionato oggi il secondo deferimento. Su impulso della Covisoc la Procura Federale ha rinviato a giudizio il club felsineo davanti alla Commissione Disciplinare Nazionale per il mancato pagamento delle mensilità di luglio, agosto e settembre 2010 (oltre alle relative ritenute Irpef e contributi Enpals). In Serie B l’Ascoli sta scontando cinque punti di penalizzazione per le stesse motivazioni.

In Lega Pro, categoria professionistica a tutti gli effetti, la situazione è molto più complicata. Il sit in messo in atto dai giocatori del Catanzaro nella partita giocata domenica con il Pomezia, ha scoperchiato il vaso di Pandora (analoga protesta è stata attuata dai giocatori della Pro Patria, che però non si sono messi a sedere tutti giù per terra). Da mesi i calciatori giallorossi non prendono lo stipendio e giocano in uno stadio a porte chiuse (il Ceravolo, che ha un passato in serie A) perché la società non può pagare gli steward.

Alcune società di Prima e Seconda Divisione sono già state penalizzate. Altre sono state deferite alla CDN. Altre ancora lo saranno nelle prossime settimane. Secondo il presidente della Lega di Firenze, Mario Macalli (nella foto), i club in arretrato con i pagamenti e suscettibili di penalizzazione sarebbero allo stato almeno trenta (tra terza e quarta divisione nazionale).

Macalli ha affermato, giustamente, che in Lega Pro il fair play finanziario vagheggiato dalla Uefa di Platini lui lo applica già da un pezzo. Consapevole dello stato di crisi in cui versa la categoria che dirige ha proposto alla Figc di ridurre a 60 il numero di società iscritte (attualmente sono 85, anche se il format federale ne prevedrebbe 90), distribuite su tre gironi di 30 squadre ciascuno. Al Consiglio federale che Abete ha convocato il 21 dicembre chiederà (è d’accordo anche Tavecchio, presidente della Lega Nazionale Dilettanti) di bloccare i ripescaggi.

Le sue iniziative non finiscono qui. Nello stesso Consiglio Federale proporrà di ritoccare verso l’alto la tassa d’iscrizione delle società di sua competenza: “Mano pesante, saremo intransigenti e alzeremo la posta per l’iscrizione. Il 21 in Consiglio Federale verranno fuori nuove regole. Per l’iscrizione alla Prima Divisione serviranno 3 milioni di euro. Cash, subito. Chi ha i soldi, è bene che li faccia vedere presto. Altrimenti stia a casa”.

Macalli è molto preoccupato della situazione: “Siamo ai primi tre mesi di gestione e già ci sono società che si sono autodenunciate. Se questo succede dopo tre mesi, nel corso della stagione cosa accadrà? Dove li prendono gli altri soldi? Mica possono andarli a rubare?”.

Il numero uno della Lega di Firenze chiede il pugno di ferro alla giustizia federale, in accordo con il fair play finanziario che vuole applicato dai suoi club: “Penalizzazioni subito, entro gennaio, perché chi gioca deve essere tutelato e deve avere anche il tempo di recuperare i punti che vengono sottratti. Se li prende soltanto all’ultima giornata, è finita”. “Il calcio è un’azienda. Il calcio lo fa chi ha i soldi. Chi non ne ha, è bene che cambi mestiere”, chiosa Macalli.

Vista la fine che stanno facendo tante società, più o meno gloriose, come dargli torto?

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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