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Un pallone che rotola nella Città umbra sin dai primi del novecento (nalla foto: lo stadio Liberati). Il calcio dei pionieri a Terni ha il volto imberbe di un gruppo di studenti. Nessuna organizzazione in associazioni sportive, ma solo tanta passione. Per il primo club organizzato si deve attendere il 1915 con la fondazione dell’Interamna F.C.. La prima guerra mondiale rallenta il fermento calcistico, che riprende nel periodo post bellico, quando le società calcistiche spuntano come funghi. Nel 1925 proprio dalla fusione di due di queste (Terni F.C. E U.C.Ternana) nasce U.S. Ternana. Il passaggio è di fondamentale importanza, in quanto tale sodalizio rappresenta la reale origine dell’attuale club. Le annate successive, però, sono infauste: le delusioni si susseguono e i tifosi “assaporano” anche il gusto acre del fallimento. In buona sostanza l’attività calcistica viene interrotta per un biennio, precisamente dal 1933 al ’35. Il vessillo cittadino viene assunto dalla Polisportiva Mario Umberto Borzacchini, nome dedicato al pilota ternano di automobilismo deceduto sulla pista di Monza. Le soddisfazioni, comunque, continuano a scarseggiare. L’unica eccezione è costituita dalla conquista della Coppa Italia Centrale nel 1937.

Bisogna attendere il secondo dopoguerra per registrare il ripescaggio in serie B. La crisi, però, è dietro l’angolo. Neanche la presenza di un personaggio carismatico, come Gino Colaussi, alla guida tecnica riesce ad evitare una rovinosa retrocessione in IV serie. Si vivono momenti difficili negli anni cinquanta, dove le fasi di transizione sembrano cronicizzarsi. Le cose migliorano negli anni sessanta, quando i rossoverdi riescono, finalmente, a risalire la china raggiungendo la promozione in serie B nella stagione 1967-68. In questi anni si materializza anche il soprannome che scandirà il resto della storia rossoverde: le fere. Il tutto nasce dall’annata 1963-64, stagione culminata con la promozione in C. Il centravanti di quella squadra è Sergio Tonini, soprannominato la “belva” per la sua grinta. Il termine tradotto in dialetto è appunto la “fera” che verrà poi esteso a tutto il resto della formazione. Proprio l’ardore agonistico caratterizza gli anni successivi degli umbri che raccolgono importanti successi tra i quali due promozioni in massima serie (1971-72; 1973-74). Gli artefici dei trionfi sono due tecnici rimasti nella leggenda: Corrado Vinciani e Enzo Riccomini. Le apparizioni in serie A, comunque, sono fugaci, in quanto durano il volgere di una stagione. Ad ogni buon conto gli anni settanta sono scanditi da grandi personaggi che siedono sulla panchina rossoverde: Luis Vinicio, Edmondo Fabbri, Cesare Maldini, Rino Marchesi e Renzo Ulivieri. Malgrado i nomi di grido, i risultati del campo non sono sempre lusinghieri.

L’instabilità registrata alla fine degli anni settanta è prodromica alla crisi deflagrante del decennio a seguire. Le fere languono in terza e quarta serie. Non servono i graditi ritorni dei tecnici Vinciani e Andreani per risollevare la situazione. I nomi altisonanti di Paolo Di Canio e Vincenzo D’Amico non migliorano i risultati, anzi la squadra rischia addirittura di precipitare nelle serie dilettantistiche. La continua agonia ha un punto di non ritorno ed è legato ad una data precisa: il 12 dicembre 1987 viene dichiarato il fallimento. Il campionato degli umbri termina sotto curatela fallimentare. La risalita è relativamente breve: nel volgere di un lustro, infatti, i rossoverdi si ritrovano in serie B. Siamo nel campionato 1991-92. Alla guida della Ternana c’è il compianto Roberto Glagluna che entra nel cuore dei tifosi. Sembra l’inizio di un futuro più sereno e gravido di successi. Al contrario è più rapida la via per il lato oscuro, perchè si registra il secondo fallimento consecutivo: la squadra si  genuflette su se stessa e ritorna mestamente in C1. La frittata ormai è servita. Il gruppo di imprenditori, che rileva il titolo sportivo dal tribunale fallimentare, riparte dalla serie D. Siamo nella stagione 1993-94, ma anche stavolta la Ternana risale in grande stile in pochi anni.

La riscossa è legata alla figura di mister Delneri che in un biennio (dal ’96 al ’98) riporta la squadra in B. I tornei in cadetteria sono avvincenti, i rossoverdi portano a termine buone stagioni, malgrado i risultati altalenanti. Allo stadio “Liberati” si alternano anche giovani atleti proiettati nel grande calcio: su tutti citiamo Grabbi, Miccoli , Luis Jimenez e Kharja. In questi anni inizia anche l’era della discussa presidenza Longarini (precisamente nel 2004).

Il periodo “florido” si interrompe con la retrocessione in serie C1 che avviene nel 2005-06. E’ l’inizio di un momento turbolento infarcito da lotte intestine tra la società rossoverde e il Comune di Terni per la concessione d’uso dello stadio “Liberati”. Anche i rapporti con i calciatori non sono idilliaci: diventano una consuetudine i “fuori rosa”. A questo caos non sfuggono gli allenatori che si susseguono nel volgere di un batter di ciglio. Logico che i risultati sportivi non siano apprezzabili. Le fere  portano a termine degli anonimi campionati in terza serie, malgrado i ricorrenti proclami d’inizio stagione (che preconizzano tornei di vertice) accompagnati da alcuni volti da categoria superiore.

Il resto è storia recente con il passaggio di mano della società da Longarini a Deodati. L’estate, però, riserva altre sorprese come il riscatto di Jimenez alle buste. Il calciatore viene strappato all’Inter per la “modica” cifra di 3 milioni di euro. Per la panchina, invece, la scelta ricade sul giovane Renzo Gobbo, fresco di promozione in Seconda Divisione con il Montichiari. La rosa scelta conserva lo “zoccolo duro” delle passate stagioni con i vari Tozzi Borsoi, Visi, Noviello e Concas a fungere da chiocce ai giovani come Nitride, Arrigoni, Grieco e Fuscello. Importanti sono  anche le riconferme di Alessandro e Lacheheb, chiamati alla  definitiva consacrazione. Le prime gare del campionato, comunque, risultano avare di soddisfazioni tanto da indurre la dirigenza al cambio di guida tecnica. Renzo Gobbo paga lo scotto del triplo salto di categoria, per questo la società si affida a Fernando Orsi che, gradualmente, sta riportando la Ternana in zone tranquille di classifica. La prudenza è buona consigliera, ma le fere ci hanno abituato alle sorprese: la riscossa è sempre dietro l’angolo. 

Enrico Losito www.calciopress.net

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