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E’ scomparso a Milano Enzo Bearzot. Aveva 83 anni, essendo nato il 26 settembre del 1927. Il ct dell’Italia campione del mondo a Madrid nel 1982 se n’è andato con la discrezione che lo ha sempre caratterizzato, negli anni del successo come in quelli del ritiro. Ha guidato la Nazionale dal 1975 al 1986.

L’Italia di Bearzot che trionfò nel Mundial 1982 era una squadra espressione di un calcio allo sfascio, appena uscito dalla oscura vicenda del calcio scommesse. Il centravanti che lasciò il suo indelebile sigillo su questa indimenticabile avventura, che resta parte integrante della nostra storia, fu Paolo Rossi. L’attaccante pratese era reduce da una lunga e dolorosa squalifica. Il ct friulano seppe forgiare un gruppo granitico, che schierava tra i pali il suo alter ego Dino Zoff.

La corsa pazza di Tardelli sul campo del Bernabeu simboleggia, nell’inesorabile scorrere del tempo, la grande prova di professionalità offerta da questo tecnico (uomo) schivo come pochi.

Esempio di un calcio non contaminato, Bearzot incarna la figura dell’allenatore come ancora oggi noi vorremmo che fosse. Il suo stile (lo stile Bearzot) ci manca sempre di più, ogni anno che passa. Specie se raffrontato alla mancanza di aplomb dei tecnici dell’era moderna. Mediocri interpreti di un ruolo artefatto, che andrebbe invece vissuto con ben diverso piglio. 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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