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Sergio Mutolo

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La triste epopea del calcio moderno fa scaturire il rimpianto per un passato che non c’è più. Una vecchia foto riaccende la flebile luce della nostalgia. Un sentimento che ci portiamo dentro, ma che può diventare fuorviante e pericoloso. Occore in questi casi trovare il giusto antidoto, proiettando la memoria dal passato verso il futuro per attraversare con leggerezza un presente che non riusciamo ad accettare (foto: Emma Rotini).  

“Ho ritrovato questa foto tra le mie scartoffie. Quelli si che erano giorni! Quante cose sono cambiate da allora”. La mail arriva inaspettata da un vecchio amico. Poche parole, che puntano dritte al cuore. Un’istantanea un po’ ingiallita, eppure scannerizzata con tutto l’amore del mondo. Basta poco per accendere la luce fioca ma tenace della nostalgia, una canaglia sempre in agguato dentro di noi. 

La foto è stata scattata una vita fa, sulle tribune scalcinate di uno stadio scalcinato dell’antica serie C. Quando ancora la terza serie nazionale era un campionato che raccoglieva la crema del cosiddetto calcio minore italiano e rappresentava la vera anticamera delle due categorie nobili che le stavano sopra.  

Sullo sfondo, a mala pena, si intravedono il campo e le maglie dei giocatori. Anche se il bianco e nero non consente di riconoscerne i colori, sono le maglie gialloblù che tutti e due ci portiamo dentro da una vita.  

A cosa serve rigirarsi tra le mani, con struggente tenerezza, una vecchia fotografia? Se è vero che gli umani non hanno la facoltà di arrestare il tempo, è anche vero che questo semplice gesto aiuta a studiare il profilo di ciò che si è diventati. A osservare i mutamenti avvenuti dentro e intorno a noi. A riflettere sulle metamorfosi che il corso del tempo inevitabilmente porta con sè. Tempus inesorabile fugit

La nostalgia canaglia, nell’onirico tentativo di arrestare il fluire dei giorni e degli anni, ci induce a rivalutare le belle e scolorite fotografie del passato. Ma l’oggi non è, né potrà mai tornare a essere, lo stesso ieri che il rimpianto continua a richiamare dalle profondità dell’animo.  

L’oggi bisognerebbe saperlo vivere con la stessa passione. Perchè torni a essere, quanto più possibile, simile al passato che la nostalgia ci fa riaffiorare nella mente. Anche se c’è molto meno di quanto ci fosse allora. Meno sogni, meno speranze, meno anni davanti, meno giorni del vino e delle rose, forse più stanchezza e meno voglia di lottare.  

E’ proprio vero, amico mio. Quelli si che erano giorni. Provano che le cose sono cambiate irreversibilmente intorno a noi, da allora. Ma io e te siamo sempre gli stessi, nel fondo del cuore. Le nostre amate maglie gialloblù sono qui, oggi come allora. Rappresentano, assieme agli affetti più cari che rischiarano anche i giorni bui, il fil rouge della nostra vita.

Così anche una vecchia fotografia scattata in uno scalcinato stadio della terza serie nazionale, che ritorna improvvisa dal passato, aiuta a vivere con maggiore leggerezza un presente a volte tanto (troppo) difficile da sostenere. A proiettarsi, con slancio e con passione, in quel che resta del nostro futuro. 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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