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Esistono molti e ragionevoli motivi per sostenere che calcio e cinema sono luoghi dell’anima, non solo uno sport e un passatempo. Ciò che li ha resi grandi, facendone due degli spettacoli più amati e diffusi del mondo, è l’anima che li sottende. Proprio per questo riescono a entrare nel cuore della gente quando uno si fonde nell’altro.

E’ il caso del film di Ken Loach “Il mio amico Eric” (2009, Looking for Eric). Eric non è altri che Eric Cantona, attaccante francese e stella del Manchester United dal 1992 al 1997. Il giocatore è l’idolo dell’anonimo Eric Bishop (nella fiction l’ottimo Steve Evets), postino cinquantenne in crisi. Un uomo a pezzi, confuso, depresso, perso nell’oceano tempestoso della vita. Finchè non trova la sua stella polare proprio nel carismatico Cantona che gli si materializza. dopo una congrua serie di spinelli, dal megaposter che tiene affisso nella sua stanza. L’Eric calciatore si rivelerà un dispensatore di proverbi, consigli e pillole di saggezza. Finirà per infondere all’Eric postino la linfa necessaria per rivoltare un’esistenza che sembrava irrimediabilmente sciupata. 

Il calcio è una storia di passione. Ken Loach, innamorato di questo sport come pochi altri, lo sa e sa come raccontare il modo migliore di viverla. Riesce a regalare, a chi è tifoso come lui, il suo personale Febbre a 90° (rivaleggiando alla pari con Nick Hornby). Realizza uno dei film più belli e meno aspri di una carriera costellata di successi. Confeziona una favola di sottile ironia, rara bellezza, minuta poesia e sontuosa potenza. Eric Cantona, per i tifosi dei Red Devils Le Roi o The King (ma anche “uno di noi”), si trasforma nelle mani di Loach in una sorta di istrionico angelo custode dell’altro Eric e della società moderna, passata al setaccio sotto la particolare lente d’ingrandimento della passione calcistica. 

Un film dal quale diffondono amore per la vita e per il calcio, che (si voglia o no) della vita resta una sublime metafora. Un luogo dell’anima che funge, quando occorre, da “bolla” salvifica dentro cui trovare caldo e sereno rifugio. Come pure viatico per cercare la soluzione ai propri problemi esistenziali. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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