Connect with us
Sergio Mutolo

Pubblicato

il

In Italia il calcio tira sempre meno. Nel Belpaese le società professionistiche sono 127 (ma il format della Figc ne prevede 132). Troppe rispetto al resto d’Europa: sono 92 in Inghilterra, 56 in Germania, 40 in Spagna e in Francia. Il tasso di riempimento degli stadi della serie A è appena del 52% (che significa stadi semivuoti). Impietoso anche in questo caso il raffronto con Inghilterra e Germania (91%), oltre che con la Spagna (74%).

La serie A TIM e la Serie Bwin ancora se la cavano, ma le cose non vanno gran che bene(Bologna e Ascoli docent, avanguardia della crisi strisciante). Il segnale che il sistema è vicino al punto di rottura arriva però dalla base, cioè dalle categorie professionistiche minori. Il sit-in attuato dai giocatori del Catanzaro durante la partita di campionato con il Pomezia rischia di diventare il poster di un baraccone che non riesce a stare più in piedi.

Nell’estate 2010 sono stati venti i club esclusi dalla Lega Pro, alcuni con un passato blasonato (Arezzo, Figline, Gallipoli, Mantova, Perugia, Real Marcianise e Rimini in terza divisione; Alghero, Cassino, Itala San Marco, Legnano, Manfredonia, Monopoli, Olbia, Pescina Valle del Giovenco, Potenza, Pro Vasto, Pro Vercelli, Sangiustese e Scafatese in quarta divisione). Sulle 85 attualmente iscritte, le squadre della Lega di Firenze penalizzate per reati di tipo amministrativo denunciati dalla Covisoc sono già undici.

L’anno prossimo la situazione potrebbe essere molto più drammatica se è vero quel che dice il presidente Macalli (e non si ha motivo di dubitarne): sarebbero una trentina i club della Lega di Firenze in grave ritardo con il pagamento degli stipendi e, dunque, a rischio di cancellazione nell’estate 2011. Senza contare che il Corriere della Sera ha rilevato un dato inquietante, che fotografa lo stato della categoria: ventidue club di Seconda Divisione hanno meno di 500 spettatori di media (e tre giocano sempre a porte chiuse).

La Lega Pro attraversa uno dei periodi più bui della sua lunga storia. Al punto che lo stesso Mario Macalli (nella foto) propone di accorpare Prima e Seconda Divisione e passare a una categoria unica con tre gironi da venti squadre ciascuno (sessanta club contro i novanta previsti dall’attuale format della Federcalcio del presidente Abete). Per farlo chiede di attuare da subito il blocco dei ripescaggi, che potrebbe essere deciso dalla Figc già nel gennaio 2011.

Il fatto è che per attuare qualsiasi riforma dei campionati professionistici e ovviare all’ipertrofia del sistema calcio italiano occorrono i quattro quinti del Consiglio Federale (Legge Melandri del 1999).

Leonardo Grosso, vicepresidente dell’Assocalciatori, ha già messo le mani avanti: “Tanto per cominciare invertirei l’ordine delle cose: prima proporrei un progetto di riforma e poi inizierei con il blocco dei ripescaggi”. Spiega l’alter ego di Campana ai vertici dell’Aic: “Non si può spacciare la riduzione delle squadre come una riforma: con 60 squadre anziché 90 chi lo dice che la situazione migliorerebbe? Prima devono essere chiare le direttrici da seguire: attenzione ai giovani, stadi adeguati e solidità economica” .

Per attuare una vera riforma, facendola partire come sarebbe doveroso dal basso (cioè dalla Lega Pro), oltre al blocco dei ripescaggi necessario per ridurre drasticamente il numero di società iscritte occorre anche definire in modo chiaro e forte la mission di questa categoria.

Una revisione del format e dei contenuti, ormai ineludibile sic stantibus rebus, gioverebbe a tutto il movimento. E’ la sola strada da percorrere per ottenere una più equa distribuzione delle risorse disponibili (che sono sempre meno) e salvaguardare la sopravvivenza dell’intero sistema calcio. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

Annuncio pubblicitario
Annuncio pubblicitario

OPINIONI

Articoli del Mese

Copyright © Calciopress.net - Testata giornalistica reg. Trib. di Firenze atto 5591 del 04/07/2007 Direttore: Sergio Mutolo - Vicedirettore: Stefano Cordeschi - Direttore Editoriale: Berta Film