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Sergio Mutolo

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Ballano oltre 200 milioni di euro. E’ intorno a questa cifra che si consuma la guerra sotterranea tra i venti club della Serie A TIM. Stiamo parlando della quota dei proventi da diritti tv che deriva dalla definizione del bacino di utenza. L’argomento è stato all’ordine del giorno dell’Assemblea straordinaria convocata ieri a Milano. La questione è ben lungi dall’aver trovato una soluzione.

In base alla Legge Melandri-Gentiloni che regola la distribuzione dei proventi pagati dalle pay tv (leggete QUI i particolari, ndr), i primi 40 milioni spettanti per il bacino di utenza saranno divisi in base alla popolazione residente nel comune. In questo caso il calcolo è semplice. Basterà fare qualche divisione: si va dal Cesena (che incasserà circa 265mila euro) alla Roma (che si porterà a casa 7 milioni).

Il problema è come distribuire gli altri 200 milioni. In questo caso il calcolo è aleatorio, perché si tratta di valutare il peso specifico delle tifoserie. Mettere d’accordo venti teste che ragionano in modo molto diverso e difendono interessi per niente affini, sta diventando un’impresa sempre più complicata per il (possibile dimissionario) presidente Beretta. Per stabilire criteri univoci ci si dovrebbe affidare, come era stato detto fin dall’inizio, a una o più società demoscopiche.

Il fatto è che, in tempi di crisi, questi soldi sono ossigeno per tutti. Senza contare che adesso c’è il problema Dahlia, pay tv messa in liquidazione che deve alla Lega di A ancora 21 milioni di euro. Inoltre si sta avviando la vendita collettiva dei diritti tv per il prossimo biennio (che i club vorrebbero trasformare in triennio), senza ancora essersi accordati sul delicato punto della valutazione dei bacini di utenza..

Per capire i termini del problema, illuminanti le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Parma Ghiradi. “Non riusciamo ad andare d’accordo, siamo riusciti a trovare qualche piccola soluzione per tamponare il problema, perchè comunque di denaro abbiamo tutti bisogno – ha spiegato il numero uno del club gialloblù al termine dell’assemblea della Lega di serie A -. E’ difficile, ci sono troppi interessi diversi e troppo sbilanciamento fra club: non si possono avere squadre da 300 milioni di euro e altre da 20 milioni di euro. E’ difficile fare un campionato e avere logiche di gestione con fatturati così diversi”.

“La Legge Melandri forse tutela le società piccole e non le medie – ha spiegato Ghirardi -. Le minori sono cresciute, mentre per noi medie le entrate sono rimaste invariate e le grandi hanno mantenuto il loro status. Il bacino di utenza influenza molto, basti pensare che sulla carta il Parma prenderebbe 500mila euro e la Juventus 50 milioni di euro: è difficile andare d’accordo”.

Come far convivere sotto lo stesso cielo chi, della stessa torta, prende una fetta da 500mila euro e chi invece una da 50 milioni? Gli squilibri del calcio italiano sono tali e tanti (la grave crisi della Lega Pro del presidente Macalli, che coinvolge una categoria con 85 società iscritte alla Figc, docet) che i nodi verranno presto al pettine. Tutti insieme. Speriamo che non sia troppo tardi, quando accadrà. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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