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La legge sulla costruzione dei nuovi stadi italiani, la cui obsolescenza in alcuni casi limite potrebbe portare alla chiusura degli impianti per la palese inadeguatezza delle strutture, si è impantanata da oltre un anno alla Commissione Cultura della Camera. Il momento politico delicato e le polemiche in cui si trova quotidianamente incagliato il governo Berlusconi, non sono certo elementi che sembrano favorire uno sblocco immediato della situazione.

Il rischio è che tutto vada a farsi friggere, con buona pace dei club. Senza considerare le esigenze sacrosante dei tifosi, ex architrave del sistema, costretti a sopravvivere all’interno di impianti inadeguati. Il relatore Claudio Barbaro spiega: “Sono pragmatico e in quanto tale non do mai nulla per scontato. Se però oggi (mercoledì 9 febbraio, ndr) ci sarà la fumata bianca, potremmo varare la legge sugli stadi per la primavera”. Il fatto è che la fumata bianca, allo stato, non sembra affatto prevedibile. Il testo è stato esaminato dal Comitato ristretto della Commissione Cultura. Chiarisce lo stesso Barbaro: “Eravamo già usciti dalla Commissione con un testo base condiviso, ma ci siamo tornati perché ci sono state delle novità sollecitate dal governo, producendo dunque un passaggio imprevisto”.

Il tasto dolente resta la definizione della quota parte di diritti televisivi spettanti alla serie B e alla Lega Pro sulla base della legge Melandri-Gentiloni, che ne regola la vendita collettiva. In base al nuovo testo (la parte del leone la fa la serie A, che incamera il 90%) resterebbe ferma al 10%, ma cambierebbero i criteri della suddivisione. Alla Serie Bwin andrebbe l’8%.l’1,2% toccherebbe alla Lega Pro (che conta 85 club iscritti tra Prima e Seconda Divisione nazionale, ma il format federale ne prevede 90 a norma di statuto) e lo 0,8% alla Lega Nazionale Dilettanti (LND).

Il fatto è che il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, ha scatenato una specie di guerra santa sui diritti televisivi che ritiene spettanti alla sua categoria. Chiede ben altro che il 1,2% che gli verrebbe riconosciuto dalla legge sugli stadi nella sua formulazione attuale.

Il massimo dirigente della Lega di Firenze ha comprato uno spazio sui quotidiani per comunicare all’opinione pubblica lo stato cachettico in cui versa la sua categoria. Non solo, ha chiesto al Tnas (Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport insediato presso il Coni) di pronunciarsi sulle controversie in atto con la serie A e la serie B proprio in materia di suddivisione dei proventi da diritti tv. 

Pur di vedere riconosciuti i diritti dei suoi club, Macalli si dichiara pronto a bloccare i campionati e adire la giustizia ordinaria (ovvero il Tar Lazio). La polemica sta toccando livelli inusitati e dagli sviluppi imprevedibili. Lo stato delle cose, in termini di equilibri all’interno della Figc del presidente Giancarlo Abete, è al momento molto precario.

Considerato che la legge sugli stadi è legata a filo diretto con la suddivisione dei diritti televisivi versati dalle pay tv e che dovrà passare attraverso il comitato ristretto in cui una parte del Pd minaccia dura opposizione, restano fondati dubbi sul fatto che possa essere licenziata nella prossima primavera. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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