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Sergio Mutolo

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(Calciopress – Sergio Mutolo) Il calcio italiano non finisce mai di sorprendere. Specchio della politica malata di questi tempi, si inventa una polemica al giorno. Un avvitamento che porta all’inevitabile tutti contro tutti, in una guerra senza confini che ostacola qualsiasi progetto sostenibile e/o compatibile. I problemi si accavallano senza trovare soluzione. I tifosi osservano con distacco crescente l’indecorosa sceneggiata. La passione scema. Il disincanto monta. Gli stadi si svuotano a vista d’occhio. Il giocattolo finirà per rompersi, prima o poi.

La sortita di Mario Macalli, presidente della Lega Pro, ha scatenato un putiferio. Lo scalcinato sistema pallonaro italiano sembra sull’orlo di una guerra civile. La Figc è pericolosamente spaccata.  E’ sceso in campo anche il Coni. Gianni Petrucci ha attaccato con inusitata durezza il massimo dirigente della Lega di Firenze per quella mezza pagina di pubblicità acquistata sui quotidiani, trascurando il coinvolgimento del Tnas per ottenere un arbitrato sulle modalità di suddivisione dei diritti televisivi versati dalle pay tv. Abodi e Beretta, presidenti della Lega Serie Bwin e della Lega Serie A Tim, ci hanno messo del loro con interventi dettati da un chiaro arroccamento.  

La Figc del presidente Giancarlo Abete (nella foto) sembra (è) alla frutta. I tre rappresentanti della Lega di serie A (Maurizio Beretta, Massimo Cellino e Claudio Lotito) disertano dalla scorsa estate il Consiglio Federale, in segno di protesta per la estemporanea norma sugli extracomunitari decisa al termine della fallimentare spedizione della Nazionale di Lippi (e di Abete) in Sudafrica. I tre saltano con regolarità svizzera le sedute programmate dalla Commissione statuto (Tavecchio) e dalla Commissione riforma dei campionati (Macalli), di fatto arenate. Entro il mese si dovrà discutere sullo stop ai ripescaggi (altro cavallo di battaglia della Lega Pro, che vuole autoridursi a 60 squadre). Ci fermiamo qui per carità di patria.

In una situazione simile non è più concesso a nessuno il temporeggiamento. E’ il momento di salire sulle barricate per prendere di petto una situazione che sta sfuggendo di mano a tutti. Serve un presidente federale con l’elmetto, pronto a ripararsi anche (soprattutto?) dal fuoco amico. Giancarlo Abete si attivi. Lo faccia in fretta. Il calcio italiano non può più aspettare.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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