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(Calciopress – Stefano Cordeschi) Non è un errore di battitura. Una volta la Roma si chiamava così. La Maggica. Lo era sempre, sia quando vinceva, che quando non riusciva ad avere ragione degli avversari. Ma aveva qualcosa di magico, che questa attuale non ha. Sapeva accendere i cuori giallorossi con prestazioni fornite da giocatori che gettavano il cuore in campo oltre l’ostacolo, e poco importava se il risultato non era quello sperato. Alla fine i giocatori uscivano dal campo esausti e con maglie intrise di un sudore che era passione, amore, dedizioni per i colori giallorossi.

A prescindere dai risultati, oggi questo atteggiamento non sta più nel Dna di questa formazione che, a parte qualche rara eccezione, sembra non aver cucito addosso quel simbolo che invece ancora vive forte nella passione dei propri tifosi. Una piazza difficile quella romana, è vero, sia sulla sponda giallorossa che biancoceleste, ma è altresì vero che questa gente ha voglia di vedere gente che lotta sino in fondo e non arrendevoli protagonisti che cadono in depressione alla prima difficoltà.

Anche contro il Napoli, i giallorossi sono apparsi smarriti, svogliati, leziosi e soprattutto nervosi rispetto alle prime difficoltà di una gara che avrebbe meritato maggiore dedizione. Non si tratta di allenatore, di organico o di assenti vari. Si tratta di cuore. Quello che il Napoli ha saputo mettere a disposizione della maglia, a fronte di un organico fatto di giocatori importanti e di “operai”. Proprio come quello della Roma, ma con ben altro piglio.

Sarebbe stupido, da parte di tutti, cercare alibi in una serata dove nulla è stato rispettato, specialmente nei confronti di quel popolo giallorosso sempre vicino ai propri colori. La Roma non ha perso perché Bergonzi ha diretto male, o perché non è stata ridotta la squalifica a Mexes, oppure perché la Dea bendata non ha baciato la squadra di Ranieri. La Roma ha perso perché non sa più lottare. La Roma ha perso perché questa non è più La Maggica.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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