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(Calciopress – Sergio Mutolo) Le parole del presidente della Figc Giancarlo Abete, nel suo intervento alla trasmissione radiofonica La politica nel Pallone,  hanno fatto eco a quelle altrettanto sinistre pronunciate un paio di giorni prima dal numero uno della Uefa Michel Platini. Senza stadi nuovi il calcio italiano è destinato, in campo internazionale, a una regressione che potrebbe essere irreversibile.

Abete è stato chiaro: “Gli stadi sono fondamentali per la crescita del calcio italiano. Siamo in ritardo rispetto al resto d’Europa. A questo disegno di legge non ha giovato che in un unico provvedimento siano stati inseriti stadi e ripartizione dei diritti tv. Si è creato un cortocircuito che va rimosso: la ripartizione del 10% avverrà. Affinchè i club compensino con maggiori introiti, servono stadi che assicurino funzionalità, servizi e sicurezza. Altrimenti si ritarda la competitività del nostro calcio. Bisogna essere trasparenti”.

Per il varo della legge sugli stadi parte oggi l’ultimo treno utile. Se il calcio italiano non ci sale sopra, resterà a terra per chissà quanto tempo. La Commissione ri­stretta della Settima Com­missione Cultura della Camera cercherà di evitare il passaggio in aula del provvedimento: la sua approvazione sarebbe una chimera se questo accadesse, visti i tempi cupi che corrono. Occorre però un’approvazione votata all’unanimità.

Ci sono due ostacoli ardui da superare. Il primo (come ha correttamente osservato Abete) è la riparti­zione delle risorse televisive, ovvero quel 10% che la legge Melandri-Gentiloni destina alle Leghe minori (Serie B, Prima e Seconda Divisione di Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti). Un paletto duro da abbattere, visto che il presidente della Lega di Firenze (che è anche vice-presidente federale) è sul piede di guerra e ha chiamato il suo collega Beretta a dirimere la questione davanti al Tnas del Coni. Il secondo è la cancella­zione del riferimento ai vincoli artistici, ambienta­li e idrogeologici.

Mentre il primo problema (conta sull’appoggio della Lega Nord) potrà essere agevolmente superato con uno stralcio, sul secondo (vede in campo l’alleanza trasversale tra Pd e Lega Nord) la battaglia si annuncia dura quanto mai.

Resta il fatto che i nuovi stadi, come sottolinea da tempo la Federcalcio, sono un’esigenza ormai ineludibile. E’ stato calcolato, come riferisce oggi il Corriere dello Sport, che i ricavi della Serie A Tim potrebbero au­mentare di 5-600 milioni di euro. Non solo, i Comuni po­trebbero incassare contanti dalla vendita dei vecchi impianti di loro proprietà e risparmiare sulle manutenzioni ordinarie e straordinarie. Infine l’indotto sul piano occupazionale sarebbe notevole, calcolando che ogni cento posti c’è un occupato in più durante la fase di costruzio­ne e dunque per un periodo di circa due anni.

Non è poco, in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando. L’auspicio è che i nostri politici si dimostrino in grado di capirlo.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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