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Sergio Mutolo

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(Calciopress – Sergio Mutolo) “Dahlia Tv è spiacente di comunicare che, malgrado i plurimi ten­tativi posti in essere al fine di garantire la continuità delle trasmissioni e quindi di mantenere, seppur parzialmente, attiva la struttu­ra, in relazione al mancato concretizzarsi di accordi fattivi in tal senso, è costretta a far cessare a far data da oggi (ieri, ndr) le trasmissioni”. Il comunicato che appare sul sito web taglia la testa al toro.

E’ la stangata finale per i circa 170 lavoratori a libro paga della pay tv svedese, messa in liquidazione dal gruppo Wallenberg e abbandonata al suo destino dal socio di minoranza italiano TI Media (che non ha sottoscritto il piano di salvataggio). Un numero che sale a 500 con l’indotto. Un problema occupazionale grave, affrontato con poca incisività. Sono state lasciate finire sul lastrico troppe famiglie, in un periodo economicamente difficile, senza alzare un dito.

A tutto ciò si aggiunge lo scorno dei circa 270 mila abbonati. In realtà le cifre ufficiali non sono state mai comunicate (alcuni siti di informazione parlano di 600mila tessere). Consumatori che hanno pagato in anticipo un servizio del quale non potranno più usufruire.

Come se non bastasse la Lega Serie A Tim dovrà registrare perdite per almeno trenta milioni di euro. La Bwin per circa sei-sette. Diritti tv che la televisione a pagamento svedese avrebbe dovuto versare nelle (asfittiche) casse dei club della massima serie nazionale e della cadetteria da qui alla fine del contratto (30 giugno 2012). Soldi che non arriveranno mai, anche se qualche società forse li ha già spesi e contabilizzati in bilancio.

Fuori gioco le dirette tv delle partite di Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese (gli otto club di Serie A in carico a Dahlia tv sul digitale terrestre). Oscurate tutte le partite della Serie Bwin. Le ventidue squadre della cadetteria non avranno alcuna copertura mediatica, salvo quella assicurata sul satellite da Sky (che già irradia le gare sul satellite e continuerà a farlo). In B ieri è venuta meno la trasmissione dei due anticipi (Padova-Piacen­za e Livorno-Ascoli). Oggi salteranno le altre nove gare in programma per la 28a giornata. Domani black out per Cesena-Chievo, in programma per il 27° turno di Serie A.

Il caso Dahlia è solo l’ultima mazzata. Il calcio italiano è stato infilato da tempo dentro un tunnel senza uscita. Dopo il vistoso calo degli spettatori negli stadi, trasformati in cadenti cattedrali nel deserto anche da provvedimenti assurdamente coattivi come la Tessera del tifoso, arriva adesso anche quello nei salotti (imprevisto ma non imprevedibile). Intanto i soldi in giro iniziano a diventare sempre meno.

La deriva del sistema è sempre più evidente. Il regresso tecnico palpabile (il crollo nel Ranking Uefa docet). Si naviga a vista da lustri, senza riuscire a disincagliarsi dalle secche in cui si finisce per colpe quasi esclusivamente proprie. Ci si chiede come sia stato utilizzato il mare di danaro che le pay tv hanno iniettato nel sistema in questi anni. Uno scialo indecoroso.

Cosa ne pensano i vertici di questo sfascio? Il presidente della Federcalcio Abete non dovrebbe decidersi a mettere l’elmetto e scendere in trincea, prima che sia troppo tardi? Perchè il suo collega della Serie A Tim Beretta non riesce a risolvere i tanti (troppi) problemi accumulati in otto mesi? Il numero uno della cadetteria Abodi, infine, non aveva promesso di cambiare quasi tutto? Queste sono le domande che si pongono i tifosi increduli e disincantati.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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