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Sergio Mutolo

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(Calciopress – Sergio Mutolo) Alle nostre latitudini il calcio entusiasma sempre meno. Gli stadi italiani si svuotano e, per contrappasso, si affollano i divani. Le pay tv, con la connivenza dei vertici di un sistema che traballa pericolosamente, stanno svendendo a prezzi di saldo uno sport con l’anima. Verrà il giorno in cui anche i clienti delle televisioni a pagamento si stancheranno della pochezza degli spettacoli avvilenti che vengono propinati all’interno di squallidi scenari di cartapesta. Un calcio senza tifosi, senza colori e senza passione non potrà continuare a rimanere attrattivo per molto tempo ancora. Restano a presidiare gli stadi i pochi che amano ancora gustarsi le partite dal vivo. Tifosi veri, con la T maiuscola. I soli che danno ancora un senso a uno sport una volta bellissimo, oggi popolato da personaggi gossippari e impoverito dall’invadenza di un sistema mediatico  troppo poco lungimirante. Nessuno ci potrà togliere dalla testa che il calcio è ben altra cosa rispetto all’obbrobrio in cui lo hanno trasformato. Se non tornerà a girare intorno ai tifosi, come avveniva un tempo in Italia e come accade nel resto d’Europa, il de profundis è dietro l’angolo (foto: Emma Rotini).

A questo proposito riproponiamo una riflessione pubblicata tempo fa su Calciopress. Il calcio usa e getta tipico della nostra epoca mediocre e precaria tradisce la passione genuina dei tifosi da stadio. La memoria  riporta a un passato mai dimenticato, che tanto più riaffiora quanto più il presente è deludente. Il piacere di riassaporare la leggerezza di quel calcio che ancora girava attorno ai tifosi è il solo antidoto per convivere con l’insostenibile pesantezza di un presente che li sta relegando ai margini del sistema.  

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Riascoltare un vecchio disco in vinile mentre si è incerti se andare allo stadio. Ripensare a una musica e a un modo di vivere il calcio che oggi non ci sono più. Tornare con la mente a un’epoca ormai dissolta. Quando la musica e il calcio “giravano ancora intorno”.  

Chi non lo ha mai maneggiato, questa riflessione non riuscirà (forse) a capirla. La musica, al tempo dell’iPod, è qualcosa di molto diverso. Gran marchingegno, l’iPod. Però non riuscirà mai a trasmettere le sensazioni di un disco in vinile.

Giorgio Moroder, il compositore altoatesino autore di strepitose colonne sonore e vincitore di un Oscar, è un’eminenza grigia nel suo campo. Ha detto: “Niente è paragonabile a tenere in mano un disco in vinile, farlo scivolare fuori dalla custodia, soffiare via la polvere, posizionarlo sotto la puntina. Niente equivale a quel frammento di secondo prima che inizi la musica” .

Anche il calcio, a quei tempi, non era  il mediocre prodotto che è diventato nell’era dell’iPod. Veniva trattato come una reliquia, non come l’usa e getta in cui è stato clonato. Prepararsi ad assistere a una partita significava farlo nel modo sacrale con cui ci si accingeva all’ascolto di un disco in vinile. Come ce lo descrive, con suadente sintesi, il grande Moroder.

Il calcio sapeva offrire uno spettacolo magico e il disco in vinile diffondere una musica altrettanto fatata. Due sensazioni che andavano assaporate e godute fino in fondo. Mettersi in movimento per andare a vedere la partita era un po’ come prepararsi ad ascoltare un vinile. Lo scorrere pacato della settimana diventava quasi  propedeutico al rito domenicale. Si trascorrevano le giornate con la stessa inusitata leggerezza con la quale ci si apprestava a scartare un microsolco appena comprato.

Tutto è cambiato. Nel modo di ascoltare la musica, accostarsi al calcio e vivere la propria stessa vita. Certe riflessioni sembreranno patetiche, se analizzate con gli occhi cinici del terzo millennio dove tutto corre a rotta di collo.

Per chi ha avuto la fortuna di viverli, quei tempi, le cose non stanno così. Chi ha attraversato il periodo d’oro del vinile, e quello altrettanto prezioso di un calcio finito nel dimenticatoio, si trova in grande difficoltà quando deve spiegare ciò che si provava allora e (non) si prova oggi.

Certi discorsi (certe analogie) potranno apparire sorpassati e patetici, soprattutto a chi non ha mai posseduto un giradischi. Ma credeteci. La musica girava intorno e le note scivolavano lievi tra i solchi impolverati del vinile così come una partita di calcio girava tutta intorno alla passione dei tifosi, ormai messi tristemente in un angolo.

Niente equivale oggi, quando capita di andare a vedere una partita, a “quel frammento di secondo prima” che iniziasse a giocare su un campo di calcio la nostra squadra del cuore. 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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